Domenica, 26 Settembre, 2021

Attesa per la sentenza del processo ''Ambiente svenduto'' a Taranto - TGR Puglia

Condannato a 3 anni e mezzo al processo Ilva, Nichi Vendola attacca: «Una sentenza che calpesta la verità» Processo ex Ilva, condanne pesanti in primo grado per i Riva
Cacciopini Corbiniano | 01 Giugno, 2021, 12:46

E' stata disposta anche la confisca degli impianti dell'area a caldo che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 e delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici. I Riva, insieme agli altri manager imputati, fra i quali pure si registrano pene molto rilevanti, rispondono a vario titolo di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari, all'omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Diciassette anni per l'ex consulente della Procura, Lorenzo Liberti, accusato di aver intascato da Ilva, tramite Archinà, una tangente da 10mila euro per falsificare una relazione tecnica e non consentire così alla Procura di operare.

Per Vendola la Corte aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione. Secondo le tesi degli inquirenti, infatti, il politico di Terlizzi avrebbe esercitato pressioni sull'allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia regionale nei confronti di Ilva, accusata a sua volta di emissioni nocive.

E' durissima la sentenza di primo grado emessa nell'ambito del processo "Ambiente svenduto" relativo alla gestione del siderurgico nel periodo dei Riva, dal 1995 al 2013. Chi sarà a gestire gli impianti confiscati? Il pm aveva chiesto la condanna a un anno. I fratelli Fabio e Nicola Riva sono gli imputati principali, per i quali i pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a 28 e a 25 anni di reclusione per disastro ambientale. L'avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva, commenta ricordando gli investimenti fatti e batte il tasto degli adeguamenti: "I Riva hanno costantemente investito ingenti capitali in Ilva al fine di migliorare gli impianti e produrre nel rispetto delle norme". "Ho sempre creduto e continuò a credere all'innocenza di Nichi Vendola", ha scritto in un post su Twitter Gennaro Migliore di Italia Viva: "Ne ho conosciuto la passione e la lotta per la difesa dell'ambiente e della vita".

A Vendola è stata inflitta una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione perché ritenuto colpevole di concussione aggravata in concorso. Emblematica resta l'immagine del pecorino fatto analizzare da Peacelink, ciò che ha dato la stura a tutto il percorso che oggi ha partorito questa sentenza spartiacque per la storia di Taranto, il sigillo su una coscienza ambientale maturata dal basso, tra cittadini e associazioni di volontariato, che hanno trovato sponda nella giustizia molto prima che nelle istituzioni.

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