Giovedi, 22 Aprile, 2021

Congo: autopsia, su carabiniere trovato proiettile Kalasnikov. Morti in conflitto a fuoco

In Congo non è stata un’esecuzione, Attanasio e Iacovacci sono morti nello scontro a fuoco: il primo punto fermo dall’autopsia Congo, arriva l’autopsia di Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci
Deangelis Cassiopea | 26 Febbraio, 2021, 13:57

Non è stata un'esecuzione a sangue freddo, nessun colpo sparato a bruciapelo. A descrivere cosa sia accaduto ad Attanasio sono i referti: l'ambasciatore sarebbe stato raggiunto da due colpi all'addome e ci sarebbe, sul corpo di Attanasio, il foro d'entrata e quello d'uscita del proiettile.

L'ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci non sono state vittime di un'esecuzione. L'autopsia è stata disposta dalla Procura di Roma ed è stata svolta oggi presso il Policlinico Gemelli di Roma da un collegio peritale.

Nel corso di un'informativa urgente in Parlamento, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato di "vile agguato, che ha stroncato le loro giovani vite e sconvolto quelle dei loro cari".

I funerali di stato di Luca Attanasio e di Vittorio Iacovacci si terranno domani mattina alle 9:30 nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli.

I primi risultati autoptici avvalorano dunque l'ipotesi di un tentativo di sequestro finito male - e non di un attacco mirato ad uccidere - mandato all'aria dall'arrivo inatteso dei ranger. Colpi che sarebbero presumibilmente partiti da un Kalasnikov in quanto sarebbe stato individuato il proiettile di un AK47. Saranno, in ogni caso, gli esami balistici a chiarire se i corpi siano stati colpiti da vicino o da lontano. Il corpo del carabiniere presenta multifratture all'avambraccio sinistro.

Secondo il governo di Kinshasa - che accusa gli hutu delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) di tentato sequestro "a scopo di estorsione" - i sei assalitori erano armati di "cinque kalashnikov e di un machete". Tra loro il vicedirettore Rocco Leone, rimasto al momento in Congo.

In particolare, Roma vuole un'inchiesta sul "dispositivo di sicurezza utilizzato" e che chiarisca "a chi fossero in capo le decisioni" in merito al viaggio da Goma e Rutshuru, in una missione cui l'ambasciatore partecipava su invito della stessa agenzia Onu che avrebbe dovuto quindi garantirne l'incolumità, in un Paese che la Farnesina considera "in terza fascia di rischio (su quattro)", e cioè di "livello di minaccia alto".

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