Sabato, 10 Aprile, 2021

Colpo di stato in Birmania, arrestata Aung San Suu Kyi

Colpo di stato in Birmania, arrestata Aung San Suu Kyi Colpo di Stato in Birmania, arrestata Aung San Suu Kyi. Tutti i poteri a capo esercito
Evangelisti Maggiorino | 01 Febbraio, 2021, 15:50

Con il pretesto della pandemia di coronavirus, le elezioni "non sono state nè libere nè eque", ha assicurato in conferenza stampa la scorsa settimana il portavoce dell'esercito, il maggiore generale Zaw Min Tun.

E il problema è proprio il Parlamento.

Anche il premier britannico, Boris Johnson, ha condannato il colpo di Stato e l'arresto di Aung San Suu Kyi.

Oltre alle controversie legate al voto, c'è anche il fatto che in realtà non è esatto parlare di golpe.

Colpo di stato militare in Myanmar, con l'esercito che ha deciso di arrestare San Suu Kyi. Il potere è passato ora nelle mani del vicepresidente U Myint Swe, un ex generale allineato con i militari, nominato presidente ad interim, mentre Aung San Suu Kyi, già premio Nobel per la Pace nel 1991, sarebbe detenuta, secondo fonti a lei vicine, in un carcere a Naypyidaw, la Capitale del Paese. Per questo motivo è stato chiesto ai militari di risolvere le controversie attraverso meccanismi legali e di rilasciare immediatamente tutti i leader civili e le altre persone detenute illegalmente.

La leader del Myanmar Aung San Suu Kyi e altri alti esponenti del partito al governo sono stati arrestati in un raid. Le attività bancarie e le operazioni ai bancomat sono state fermate.

Nel breve video si può vedere la forte presenza dei militari per le strade della città. Dopo qualche anno di apparente condivisione della linea politica con Aung San Suu Kyi, qualcosa in Birmania - dove da decenni è in atto un'orrenda pulizia etnica - si è evidentemente rotto. Ha elogiato i soldati che hanno aperto il fuoco contro gli insediamenti delle minoranze etniche. Inizia così l'analisi dei giornalisti Shibani Mahtani e Timothy McLaughlin sul Washington Post. I compromessi compiuti finora dalla Signora le sono costati le accuse internazionali - soprattutto da parte di tutti i pentiti occidentali, quelli fino a dieci anni fa, prima che si sporcasse le mani con la politica attiva, l'avevano trasformata in una icona della libertà. La Cina, uno dei paesi da cui la fragile economia del Myanmar dipende di più, ha invitato le parti a "rispettare la Costituzione e mantenere la stabilità".

Con una anomala tempestività, l'Italia ha condannato in una nota della Farnesina la presa del potere militare in Myanmar: "La volontà della popolazione è chiaramente emersa nelle ultime elezioni e va rispettata. Siamo preoccupati per questa brusca interruzione del processo di transizione democratica e chiediamo che vanga garantito il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali".

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