Giovedi, 04 Marzo, 2021

Istat, nel 2020 in Italia più di 700.000 morti: "Come nel 1944"

EconomiaPrimo Piano      Allarme Istat sono 17 mila le imprese che prevedono di non riaprire più
     
     
       Di Adolfo Spezzaferro-        14 Dicembre 2020       71 EconomiaPrimo Piano Allarme Istat sono 17 mila le imprese che prevedono di non riaprire più Di Adolfo Spezzaferro- 14 Dicembre 2020 71
Esposti Saturniano | 16 Dicembre, 2020, 19:54

Un Paese fragile dove la popolazione anziana è sempre più numerosa. Questo il quadro che descrivono gli ultimi dati pubblicati dall'Istat, l'Istituto nazionale di statistica, sul censimento della popolazione.

"Nel 2019 - ha precisato - il dato era stato di 647.000 morti".

Infatti, in Italia risultano 59,6 milioni di abitanti, quindi - 175 mila rispetto al 2018.

La popolazione diminuisce di poco nel Sud Italia e nelle isole, in una fascia variabile da -1,9% al -2,3%. Continua quindi lo spopolamento delle Regioni nel Mezzogiorno. Per contro Roma Capitale si conferma la città più grande dello stivale forte di 2.808.293 residenti. Una dinamica dovuta principalmente ai cittadini stranieri.

Questo indice è cresciuto del 148,7% tra il 2011 e il 2019. Dato che però è ammorbidito dall'acquisizione della cittadinanza italiana da parte di stranieri: più di un milione nel periodo tra il 2012 e il 2019, ai quali vanno aggiunti altri 700 mila nuovi italiani registrati al 2011.

ISTAT, i VERI MORTI da COVID sono 21.000 MENO di quelli dichiarati! Se in Italia non assistiamo ad un crollo radicale del numero dei residenti nelle statistiche è solo "grazie" all'aumento della popolazione straniera.

Il nostro è un Paese sempre più vecchio. Il più anziano è, invece, Fascia, in provincia di Genova, con l'età media oltre i 66 anni. Nel 1951, i bambini erano di più rispetto agli anziani, con un rapporto del 33,5%.

Anche in questo caso, la presenza degli stranieri rallenta l'invecchiamento della popolazione.

Dunque facendo un rapido calcolo gli italiani autoctoni sono diminuiti dal 2001 ad oggi di circa 2 milioni 700 mila unità, perché al calo di oltre un milione di unità da censimento Istat, vanno aggiunte le nuove cittadinanze.

Anche su titoli di studio più elevati vi sono miglioramenti rispetto al 2011. I dati, però, risultano stabili rispetto al 2011. Tra la popolazione con più di 15 anni la forza lavoro ammonta al 52,5% (nel 2011 era al 50,8%). Una quota significativa di imprese attualmente non operative si riscontra anche nel settore della ristorazione (circa 30 mila imprese di cui 5 mila non prevedono di riprendere) e in quello del commercio al dettaglio (7 mila imprese). Anche l'indice di vecchiaia aumenta. Se nel 2011 le lavoratrici erano il 41,8% del totale degli occupati, ora sono il 42,4%.

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