Venerdì, 30 Ottobre, 2020

Tiziano Ferro con una toccante lettera rivela: "Sono stato alcolista, volevo morire"

Tiziano Ferro confessa: «Ero alcolista e volevo... Tiziano Ferro con una toccante lettera rivela: “Sono stato alcolista, volevo morire”
Deangelis Cassiopea | 16 Ottobre, 2020, 17:08

"Ero un alcolista e volevo morire". Il cantante, dopo la recente batosta ricevuta dalla Corte di Cassazione, in una lettera a cuore aperto ha confessato i suoi problemi di alcolismo, ma non solo.

E dalla prima bevuta con la sua band, il cantante non ha più smesso. "E da lì non mi sono fermato più" racconta l'artista di Latina, svelando un lato del suo tormentato passato di cui non aveva ancora parlato.

Un'esperienza difficile, un momento di grande sofferenza, che Tiziano approfondirà nel film-documentario Ferro, disponibile dal 6 novembre (lo stesso giorno in cui uscirà anche esce Accetto miracoli: l'esperienza degli altri, il suo primo album di cover) su Prime Video. Dal film emerge un ritratto consapevole del cantautore che, raccontando la sua esperienza passata, ha smantellato del tutto l'immagine perfetta e patinata che spesso i personaggi pubblici fingono di avere.

Manca poco all'uscita del docu-film "Ferro", su Amazon Prime, che ripercorrerà la vita e la carriera del cantante Tiziano Ferro. "L'alcolismo ti guarda appassire in solitudine, mentre sorridi di fronte a tutti". Lui stesso li descrive in modo tanto breve quanto incisivo: "Alcolista, bulimico, gay, depresso, famoso".

A partire dai difficili anni dell'infanzia e dell'adolescenza, in cui ha dovuto fare a botte con i problemi di peso e non solo: "Non sono mai stato il primo della classe, ero anonimo, non bello, per niente atletico, anzi grasso, timido, i ragazzi mi chiamavano ciccione, femminuccia, sfigato". Vivevo perennemente frustrato, e incaz*ato e anche umiliato. Aspettavo che qualcuno intervenisse per difendermi, ma non succedeva mai.

Fino alla musica e al successo: "Poi ho cantato per la prima volta e il mondo è cambiato". Ma il rapporto con la notorietà non è stato semplice: "Pure questo, famoso, mi sembrava un difetto, forse il peggiore". "La musica era l'unica cosa che avevo, un canale per esprimermi in un mondo nel quale non mi riconoscevo".

Ho sempre pensato che dietro ogni storia di dolore si nascondessero il privilegio e i dovere morale di poter aiutare qualcun altro. La mia storia me lo insegna e ogni volta che ho consegnato alla gente le mie cicatrici, si sono sempre trasformate in soluzioni. "Di certo celebrazione di un sogno".

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