Venerdì, 30 Ottobre, 2020

Uber Italy, chiusa l'inchiesta per capolarato: 10 gli indagati

Uber commissariata: chiusa inchiesta per caporalato - Ultima Ora Uber commissariata per caporalato sui rider, chiusa l’inchiesta: “Condizioni di lavoro degradanti
Esposti Saturniano | 15 Ottobre, 2020, 05:42

Se ricordate, lo scorso 29 maggio, le indagini per caporalato (si intende una forma non legale di reclutamento) che il pm Paolo Storari di Milano stava conducendo, avevano avuto come esito il commissariamento di Uber Italy, la divisione italiana del famoso colosso statunitense: per l'occasione, mille rider erano stati ascoltati dai Carabinieri.

Stralciata, invece, la posizione di Uber Italy, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa e che il, 22 ottobre, dovrà affrontare un'udienza alla Sezione misure di prevenzione.

Intercettata dagli investigatori Gloria Bresciani in una conversazione diceva: "Non direi mai più abbiamo creato un sistema per disperati. Venivano inoltre sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale, come riconosciuto dagli stessi dipendenti". Avrebbero approfittato "dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo, dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria e provenienti da zone conflittuali (Mali, Nigeria, Costa d'Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh) e pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale". "I panni sporchi si lavano in casa". Emerge in particolare come i rider fossero pagati 3 euro a consegna "indipendentemente dalla distanza da percorrere (ritiro presso il ristoratore e consegna finale al cliente), dal tempo atmosferico, dalla fascia oraria (diurna/notturna e giorni festivi) e pertanto in modo sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato".

A maggio Uber Italy era stata commissariata per gravi comportamenti contro i rider, oggi si concludono le indagini contro i 10 indagati, tra cui Gloria Bresciani, manager di Uber Italiy. Il pm ha parlato anche di rider "derubati" delle mance spontaneamente lasciare dai clienti e "puniti" in maniera arbitraria con la decurtazione del compenso quando non si attenevano alle disposizioni. Giuseppe Moltini insieme a Miriam Giraldi (amministratrice di una delle due società) sono accusati anche di frode fiscale, perché hanno depositato in una cassetta di una banca in via Lorenteggio a Milano 305mila euro (considerati provenire dall'attività illecita), di cui una parte veniva caricata nel baule dell'auto, per sottrarla al provvedimento di sequestro che di lì a poco sarebbe scattato. Tutto questo è stato dimostrato con le "buste paga" dei rider: per una settimana di lavoro di 68 ore, un rider aveva incassato 179,50 euro comprensivi di una decurtazione di 24,50 euro. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con l'amministratore giudiziario per rivedere e rafforzare ulteriormente i nostri processi. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione.

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