Martedì, 20 Ottobre, 2020

Sprofonda il Pil, Italia in recessione record. I numeri choc dell'Istat

Pil nel 2° trimestre-12,8 L'Istat taglia la stima sul Pil: -12,8% durante il secondo trimestre dell'anno
Esposti Saturniano | 02 Settembre, 2020, 16:10

Le previsioni dell'Istituto di statistica, corrette per gli effetti di calendario e destagionalizzate, parlano di un prodotto interno lordo in caduta del 12,8% rispetto al trimestre precedente e del 17,7% se rapportato al periodo aprile-maggio-giugno del 2019. Questi numeri si confrontano con i calcoli preliminari di luglio che ipotizzavano una variazione congiunturale del -12,4% (l'equivalente di circa 50 miliardi di euro) e di una variazione tendenziale del 17,3%. Per l'Istat, l'Italia non aveva mai registrato un calo tanto marcato dal 1995, con la variazione acquisita per l'intero anno pari a un terrificante -14,7%. Il secondo trimestre del 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia rispetto al trimestre precedente sia nei confronti del secondo trimestre del 2019. "Anche la variazione delle scorte e la domanda estera netta hanno contribuito negativamente alla variazione del Pil, rispettivamente per -0,9 e -2,4 punti percentuali". Le importazioni e le esportazioni sono diminuite, rispettivamente, del 20,5% e del 26,4%.

L'Istat ha rivisto al ribasso le stime sul Pil del secondo trimestre del 2020, quello cioè in cui l'Italia ha subito il lockdown a causa dell'emergenza sanitaria. In particolare, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con cali dell'8,7% per i consumi finali nazionali e del 14,9% per gli investimenti fissi lordi. A trascinare la caduta del Pil "è stata soprattutto la domanda interna, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati e contributi negativi rilevanti di investimenti e variazione delle scorte - sottolinea l'Istat -". Anche il clima corrente e futuro migliorano passando, rispettivamente, da 97,3 a 98,1 e da 104,3 a 105,3; solo la componente personale diminuisce lievemente (da 105,2 a 104,9).

C'e' da dire che a luglio, prima dell'uscita delle valutazioni dell'Istat, la media delle stime che circolavano era di un calo del 15% con punte anche del 30% da parte di alcuni uffici studi.

Tutti i comparti produttivi principali sono risultati in difficolta', l'industria e' scesa del 20,2%, i servizi dell'11%, l'agricoltura del 3,7%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 21,4%, quelli di beni non durevoli del 4,4%, quelli di servizi del 15,8% e quelli di beni semidurevoli del 15,1%. In un quadro che vede l'inflazione negativa ancora determinata per lo più dagli andamenti dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (stabili a -13,6%) e di quelli non regolamentati (da -9,0% a -8,6%), l'ampliarsi della flessione dell'indice generale si deve prevalentemente al calo più netto dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,9% a -2,3%).

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