Mercoledì, 30 Settembre, 2020

Cosa sappiamo finora delle esplosioni a Beirut

Esplosione a Beirut L’aria è tossica chi può scappi dalla citt Esplosione a Beirut L’aria è tossica chi può scappi dalla citt
Evangelisti Maggiorino | 06 Agosto, 2020, 08:04

Beirut è, semplicemente, distrutta: l'onda d'urto propagatasi dalla devastante esplosione ha sbriciolato i vetri di interi quartieri, lanciato in aria automobili, fatto crollare palazzi.

Secondo il ministro della salute libanese Hamad Hasan sono morte almeno cento persone e quattromila sono rimaste ferite. Infatti, se ci fossero stati degli esseri umani lanciati per aria dall'esplosione sarebbero stati scaraventati in aria a causa dell'onda d'urto generata dalla stessa, tra l'altro visibile nella enorme bolla bianca che si era creata al momento dell'esplosione. La deflagrazione è avvenuta in un deposito nei pressi del porto, contenente 2.750 tonnellate di nitrato d'ammonio. Michel ha parlato col presidente libanese Michel Aoun per esprimergli "le più sentite condoglianze".

Non si fermano i dubbi o le certezze degli utenti che stanno cercando di osservare attentamente ciò che è accaduto a Beirut il 4 agosto 2020, un'esplosione che sicuramente è entrata a far parte della storia non solo per il Libano che dovrà affrontare enormi problemi a riguardo.

Tre ospedali di Beirut sono stati "completamente distrutti" e altri due "parzialmente distrutti" dalle esplosioni di ieri nella capitale libanese. Anche se al momento la versione ufficiale, alla quale è difficile dare credito, rimane quella dell'esplosione di un magazzino che conteneva 2750 tonnellate di nitrato di ammonio sequestrate da più di un anno. Dan Kaszeta, un esperto di chimica che ha lavorato nel settore militare, dice al Foglio che il colore rossastro della nuvola dopo l'esplosione indica che la sostanza esplosiva era nitrato d'ammonio. Appare così probabile, se non evidente, come le radici della tragedia attuale vadano cercate nella difficilissima situazione internazionale del Libano. C'è chi è ancora sotto le macerie. Le ragioni ultime del probabile attentato (ma, come sempre nelle faccende libanesi, non si saprà mai quel che realmente è successo) vanno perciò ricercate nella contrapposizione che da decenni oppone il fronte pro-Iran a quello pro-Israele nella terra dei cedri. Attenzione, le offerte di aiuto provenienti proprio dai Paesi che si stanno combattendo nella regione non sono dichiarazioni di innocenza, non bastano a dichiarare estranei ai fatti le filiere militari e di intelligence dei due schieramenti.

Subito è stata avanzata l'ipotesi di un coinvolgimento di Israele, che avrebbe fatto tabula rasa degli esplosivi accumulati nei depositi delle milizie filo-iraniane: ipotesi che però non sembra reggere in piedi, dato che lo Stato ebraico ha subito offerto aiuto medico a Beirut e il modus operandi non corrisponde né ai suoi interessi né al suo stile. Ma prima di farsi queste domande bisogna continuare a scavare, a spegnere il fuoco, a salvare chi è in pericolo.

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