Sabato, 19 Settembre, 2020

Turchia: oggi la prima preghiera a Santa Sofia moschea

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Evangelisti Maggiorino | 24 Luglio, 2020, 22:07

Il premier greco Kyriakos Mitsotakis si è incontrato oggi con il patriarca Teodoro II di Alessandria e di tutta l'Africa: la maggior parte dell'incontro è stata dedicata al cambio di status della Basilica di Santa Sofia a Istanbul, ora diventata una moschea dopo essere stata a lungo un museo, riporta l'ufficio stampa del capo del governo greco.

All'interno dell'edificio, da solo in prima fila è apparso Recep Tayyip Erdogan, con bocca e naso coperti da mascherina come il resto dei presenti.

A partire dalle 10 alcuni imam hanno iniziato a recitare il Corano in vista della preghiera del mezzogiorno che, da calendario, era fissata alle 13,16. La Santa Sede non ne ha mai parlato, ma non è difficile immaginare che Francesco non avrebbe partecipato alla cerimonia. "È un momento che potremo raccontare ai nostri nipoti, a tutti - afferma Gulsan Kaya, di Istanbul - È un evento, un importante passo avanti per noi e per il mondo. I turchi stanno avendo successo in tutto e avremo successo anche in questo". "Sono davvero molto felice". Così Erdogan ha esasperato il nazionalismo contro le minoranze presenti nel Paese fino ad utilizzare la guerra in Siria per reprimere ulteriormente le mire indipendentiste dei curdi, facendo leva anche sull'aspetto religioso, in barba al laicismo imposto da Ataturk per modernizzare il Paese. Tuttavia, il sito sarà aperto gratuitamente ai turisti, locali e stranieri.

La scelta di Erdogan di convertire in moschea la Basilica di Santa Sofia sta suscitando più di una polemica. Il Patriarca ha fatto sapere che attraverso questa mossa, il presidente Erdogan ha danneggiato la figura della Turchia in ambito internazionale, anche per quanto riguarda "le relazioni di fiducia tra cristiani e musulmani nel mondo".

Domenica 12 luglio il Papa era intervenuto sulla questione della riconversione di Santa Sofia, accompagnata da roventi polemiche delle Chiese ortodosse, solitamente divise ma questa volta concordi nel condannare il gesto del "sultano" come un atto che compromette gravemente i rapporti tra Cristianesimo e Islamismo.

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