Giovedi, 04 Marzo, 2021

Federalberghi, a giugno presenze in calo dell'80%

Ecco perché la Sardegna è a corto di turisti «Turismo in Sardegna, un disastro annunciato»
Evangelisti Maggiorino | 12 Luglio, 2020, 21:53

"Difficoltà di accesso alla Sardegna, scarsa e errata comunicazione da parte delle istituzioni nella fase 3 e promozione della destinazione latitante": questi gli ostacoli denunciati dalle imprese delle vacanze. Tant'è che stanno continuando le proteste. l'altro giorno moltissimi lavoratori stagionali hanno manifestato a Roma e i loro rappresentati sindacali sono stati ricevuti dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo che ha garantito sulla probabile proroga per gli ammortizzatori sociali e soprattutto, lo slittamento riguardo il divieto di licenziare che al momento è valido fino al 31 agosto.

È passato poco meno di un mese dalla ripresa della mobilità, dopo il blocco totale dovuto alla pandemia da Covid-19, e il primo bilancio degli operatori turistici non si discosta dal quadro previsto.

Gli aiuti previsti dal governo nazionale e regionale non hanno toccato la struttura costiera. "A oggi oltre il 50% delle strutture ha aperto, assumendo decine di migliaia di lavoratori, ma non un euro è arrivato nelle casse degli alberghi, non cè alcuna certezza dei contributi promessi per agevolare le assunzioni, il rischio sanitario è sempre alla porta e nessuna indicazione è arrivata".

"L'emergenza avrebbe richiesto tempi rapidi di decisione e azione, così non è avvenuto". Assurdo, ma così stanno le cose. "Se non si scongiurerà il disastro completo, non c'è alcun dubbio su dove ricercare le responsabilità di questo flop annunciato". Giacomo del Chiappa, docente di Marketing del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'ateneo sassarese, ha condotto uno studio per rilevare i motivi di questo calo. L'analisi punta a monitorare l'evoluzione del tasso di occupazione e delle cancellazioni, individuare la ripartizione geografica delle prenotazioni, capire quali siano i loro canali di acquisizione e indagare se e in che misura le regole di accesso all'isola e nelle spiagge stiano limitando l'appeal della Sardegna. Il primo dato da rimarcare è quello della provenienza.

Non sono più confortanti le previsioni per luglio per luglio: l'83,4% delle strutture intervistate prevede che il fatturato sarà più che dimezzato rispetto al 2019. Solo il 25% degli stranieri hanno deciso di villeggiare nella seconda parte della stagione. Il 30% di riempimento, inoltre, non viene superato dal 79% degli hotel a luglio, dal 71% ad agosto, 84% a settembre e 92% a ottobre. Sono le cancellazioni delle prenotazioni arrivate prima del 3 giugno a dare il quadro della perdita già maturata. "Dobbiamo con amarezza registrare un clamoroso crollo di presenze perfettamente in linea con la media nazionale anche sul territorio di Costa del Vesuvio".

Oltre 100mila posti di lavoro persi soltanto nel mese di giugno, per effetto di una ripresa che - nel settore del turismo - ancora non si vede. Nel dettaglio il 54% degli operatori registra la maggioranza delle prenotazioni attraverso il canale diretto, contro il 46% dellindiretto.

Le criticità. Il capitolo delle criticità più grandi si apre con la domanda sui trasporti. La risposta è netta: sì per il 66,3% degli operatori, no per il restante 33,6%. Ancora più specifico il quesito relativo alle spiagge: gli operatori non trovano sufficientemente chiare (il 66,8%) le regole di fruizione degli arenili. Le visite del territorio sono contemplate nei loro programmi ma i pernottamenti sono in territorio svizzero.

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