Martedì, 01 Dicembre, 2020

Coronavirus, Remuzzi: "I nuovi positivi non sono contagiosi"

Giuseppe Remuzzi Giuseppe Remuzzi, le ultime dichiarazioni sul Coronavirus
Machelli Zaccheo | 21 Giugno, 2020, 02:54

Per il direttore del Mario Negri, "l'Istituto superiore di Sanità e il governo devono rendersi conto di quanto e di come è cambiata la situazione da quel 20 febbraio ormai lontano".

Il direttore, sulla scorta di uno studio condotto dal suo team, parla chiaramente: "Bisogna spiegare cosa sta succedendo alla gente, che giustamente si spaventa quando sente i dati. Una persona che sta male sta a letto, gli agenti patogeni sfruttano il nostro comportamento per trasmettersi, sono quindi selezionati positivamente quelli che hanno fase asintomatica, è una questione di genetica e selezione naturale". Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone. E devono comunicare di conseguenza.

Il medico ha spiegato infatti che "ci sono casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa".

Per questo si deve parlare in modo diverso "altrimenti si contribuisce magari in modo involontario a diffondere paura ingiustificata".

Giuseppe Remuzzi
Giuseppe Remuzzi

Il professore, dopo aver accuratamente spiegato cosa sono i "cicli di amplificazione" e come misurare efficacemente la carica virale, ha messo in luce i risultati di uno studio effettuato su 133 ricercatori del Mario Negri e 298 dipendenti della Brembo. "A contatto con l'Rna dei veri positivi, quelli di marzo e inizio aprile, le cellule invece morivano in poche ore".

"Analoga situazione anche secondo uno studio del Center for Disease Prevention della Corea su 285 persone asintomatiche positive, ha rintracciato 790 loro contatti diretti". Penso che il professor Crisanti abbia fatto un grande lavoro, agendo subito e con decisione con il doppio tampone e tracciamento, metodo che va bene per un piccolo focolaio. Non è sbagliato, precisa, ma si sta procedendo in modo troppo burocratico seguendo delle regole che non tengono conto di quanto sta ricerca scientifica sta mostrando. "Perché non possono contagiare gli altri". Nel corso dell'attuale epidemia c'è un sistema di sorveglianza capillare e una rete di laboratori tale che ci permette di scoprire le tracce del virus anche negli asintomatici e potremmo capire meglio "dove il virus si nasconde", come ha detto lo stesso Lopalco nei giorni scorsi.

Allora viene da chiedere spontaneamente come ci si spiega la presenza di nuovi casi, la cui maggioranza si registrata solo in una regione. Cioè che "Il virus è lo stesso, certo". Ma per ragioni che nessuno conosce, e forse per questo c'è molta difficoltà ad ammetterlo, in quei tamponi ce n'è poco, molto meno di prima. "Sulla base di questi dati, l'OMS conclude che la trasmissione da casi asintomatici probabilmente non è uno dei motori principali della trasmissione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2". In base a quanto già noto sugli altri coronavirus (ad esempio il virus MERS-CoV), sappiamo che l'infezione asintomatica potrebbe essere rara e che la trasmissione del virus da casi asintomatici è possibile, ma non frequente.

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