Sabato, 24 Ottobre, 2020

Coronavirus, Inail: "Sempre più casi sul lavoro con esito mortale"

Contagio sul lavoro il datore non ha responsabilità penale l'ultima circolare INAIL Coronavirus, Inail: "Sempre più casi sul lavoro con esito mortale"
Machelli Zaccheo | 22 Mag, 2020, 20:51

Le categorie dei tecnici della salute (il 70% sono infermieri) e dei medici che hanno contratto il coronavirus sul lavoro sono quelle più colpite dai decessi, con il 15,5% dei casi codificati per entrambe, seguite da quelle degli operatori socio-sanitari (10,7%), dagli impiegati amministrativi con l'8,3% e degli operatori socio-assistenziali (6,0%).

Il rispetto delle misure di contenimento, dunque è sufficiente a escludere la responsabilità civile del datore di lavoro, anche se non basta per invocare la mancata tutela infortunistica nei casi di contagio da Sars-Cov-2, non essendo possibile pretendere negli ambienti di lavoro il rischio zero. "Se l'Inail ha fornito una prima parziale risposta positiva, ora serve una norma che stabilisca tale principio".

"Il riconoscimento dell'origine professionale del contagio da Covid-19 non ha alcuna correlazione con i profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro nel contagio, che è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche", precisa la corcolare dell'Istituto dal titolo "Tutela infortunistica nei casi accertati di infezione da coronavirus".

Tra le regioni il 43,9% dei decessi dei contagiati sul lavoro è avvenuto in Lombardia. Sotto il profilo penale, in particolare, il riconoscimento dell'infortunio da parte Inail non assume alcun rilievo, considerata la presunzione di innocenza e l'onere della prova, a carico del pubblico ministero.

"Voglio tranquillizzare i datori di lavoro in una fase di ripartenza - Ha dichiarato Bettoni durante la diretta Facebook assieme al deputato romagnolo -: è necessario ripartire nel rispetto dei protocolli d'intesa, ma le responsabilità non sono del datore di lavoro". "Bisogna ribadire - aggiunge Leonori - che questo virus è un rischio biologico generico che riguarda l'intera popolazione e pertanto le responsabilità improprie e i conseguenti rischi di ingiustificato contenzioso, non possono essere addossate ai datori di lavoro".

In un primo momento l'equiparazione del coronavirus ad un infortunio sul lavoro aveva fatto pensare alla responsabilità penale e civile automatica in capo al datore di lavoro, cosa che suscitava forti dubbi, soprattutto tra i consulenti del lavoro.

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