Martedì, 11 Agosto, 2020

Il coronavirus trasportato (anche) dalle polveri sottili: la scoperta italiana

Il coronavirus trasportato (anche) dalle polveri sottili: la scoperta italiana Il coronavirus trasportato (anche) dalle polveri sottili: la scoperta italiana
Machelli Zaccheo | 25 Aprile, 2020, 22:25

Sono in corso ulteriori studi di conferma di queste prime prove sulla possibilità di considerare il PM come 'carrier' di nuclei contenenti goccioline virali, ricerche che dovranno spingersi fino a valutare la vitalità e soprattutto la virulenza del Sars-CoV-2 adesso al particolato.

Dal punto di vista della scienza, questa scoperta, "apre la possibilità di avere un indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del Coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell'inizio di una nuova epidemia". "L'individuazione del virus sulle polveri - spiega Gianluigi De Gennaro dell'Università di Bari - potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico".

I ricercatori hanno analizzato 34 campioni di PM10 nell'aria di siti industriali della provincia di Bergamo raccolti con due diversi campionatori d'aria dal 21 febbraio al 13 marzo, per cercare la presenza dell'RNA del SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico. La presenza di RNA rilevato infatti non implica automaticamente che il virus rimane infettivo: la struttura dello stesso potrebbe deteriorarsi almeno in parte, in funzione delle condizioni ambientali, perdendo la sua infettività (cosa che succede ad esempio per diversi virus quando la temperature è troppo elevata o si ha un'alta concentrazione di raggi ultravioletti provenienti dal sole, entrambi fattori che tendono a far seccare il virus o comprometterne almeno in parte la struttura vitale). Come per i test basati sulla reazione a catena della trascrizione-polimerasi inversa in tempo reale (RT-PCR), utilizzati per verificare la positività di un tampone rino-faringeo di un paziente, i ricercatori sono andati a caccia delle tracce di RNA virale, e più nello specifico, di tre marcatori molecolari: "Vale a dire il gene E, il gene N ed il gene RdRP, quest'ultimo altamente specifico per la presenza dell'RNA virale SARS-CoV-2", ha sottolineato Setti.

La prova che l'Rna del Sars-CoV-2 puì essere presente sul particolato in aria ambiente, aggiunge ancora De Gennaro, "non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio". "Tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus".

Non è però possibile parlare di una nuova via di contagio del virus attraverso il particolato.

Milano - Dove c'è più smog e inquinamento atmosferico, il Coronavirus si diffonce di più.

Dunque è arrivato il momento di affrontare il problema, riducendo la mobilità automobilistica e promuovendo la bici, e perché no, anche la corsa.

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"Siamo in stretto contatto con l'Organizzazione mondiale della sanità e con la Commissione Europea per condividere i risultati delle nostre analisi - prosegue Miani -". Con un dato di questo tipo, spiega Halden, si puo' dirigere lo screening diagnostico con i tamponi in modo mirato e preferenziale nelle zone piu' contagiate.

"Se tutti indossiamo le mascherine, la distanza inter-personale di 2 metri è da considerarsi ragionevolmente protettiva permettendo così alle persone di riprendere una vita sociale" ha concluso Miani.

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