Giovedi, 09 Aprile, 2020

Draghi: siamo in guerra, agiamo insieme

Coronavirus, ipotesi Mario Draghi come premier post emergenza Coronavirus, Draghi: "Siamo in guerra, profonda recessione"
Evangelisti Maggiorino | 27 Marzo, 2020, 06:22

"Io penso che gli Eurobond potremmo vederli abbastanza presto, ma per fare questo non basta chiederli con insistenza". L'economia lancia segnali preoccupanti giorno dopo giorno. "Una profonda recessione è inevitabile". "Dobbiamo anche ricordare che, visti i livelli attuali e probabili futuri dei tassi di interesse, un tale aumento del debito pubblico non aumenterà i suoi costi di servizio". Seguendo l'esempio di Trump, che ha ordinato alla FED di stampare duemila miliardi di dollari per fronteggiare l'emergenza, l'Italia, la Spagna e gli altri Paesi unionisti con l'acqua alla gola agiscano di conseguenza.

"Sottoscrivo riga per riga le parole di Mario Draghi: non bisogna badare ai vincoli europei ma spendere tutto quello che si deve". E qui Draghi fa l'esempio della Prima guerra mondiale, con Italia e Germania che scelsero di finanziare lo sforzo bellico attraverso le tasse (che coprirono dal 6 al 15percento delle spese di guerra), mentre invece l'Austria Ungheria e Francia fecero esattamente il contrario. Ovunque, la base imponibile è stata erosa dai danni di guerra e dalla leva. La pandemia rappresenta "un'emergenza collettiva di sanità pubblica pressoché senza precedenti nella storia recente e uno choc economico estremo". Evitare che dalla recessione si passi senza soluzione di continuità a una Depressione planetaria di lunga durata. "Per una questione di equità non mi sentivo di gravare pesantemente sui pensionati se non avessimo fatto qualcosa a carico anche dei più abbienti". Ciò "va fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici". Un consiglio viene lanciato anche alle banche, affinché prestino denaro a costo zero alle imprese. In questo modo, conclude, "diventerebbero "strumenti di politica pubblica" e "il capitale di cui hanno bisogno per svolgere questo compito deve essere fornito dal governo sotto forma di garanzie statali".

Le aziende, dal canto loro, non preleveranno questa liquidità di sostegno semplicemente perché i prestiti sono a buon mercato. La seconda appare meno onerosa per i conti dello stato.

"Una tragedia di proporzioni bibliche, una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi fiscale, sarebbe ancora più dannosa per l'economia e in futuro per la credibilità del governo".

"Per alcuni aspetti, l'Europa è ben attrezzata per affrontare questo straordinario shock". L'Europa dispone inoltre di un forte settore pubblico, in grado di coordinare una rapida risposta a livello normativo e la rapidità sarà assolutamente cruciale per garantire l'efficacia delle sue azioni.

Draghi insiste sulla necessità di misure straordinarie: "Di fronte a circostanze non previste un cambio di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra". Non va dimenticato, però, che è stato il braccio destro di Romano Prodi nel processo di privatizzazione dell'economia italiana. "La perdita di reddito non è colpa di nessuno di coloro che ne soffriranno".

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