Mercoledì, 08 Aprile, 2020

Maldini e il coronavirus: "Dolori forti, più brutto di un’influenza"

ANSA									+CLICCA PER INGRANDIRE ANSA +CLICCA PER INGRANDIRE
Cacciopini Corbiniano | 25 Marzo, 2020, 18:44

Grande spavento per Paolo Maldini. Conosco il mio corpo, un'atleta conosce se stesso. È stata come un'influenza un po' più brutta.

Il tecnico ha anche rilasciato un'intervista ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera in cui ha raccontato come vive la malattia. I dolori sono particolarmente forti. È un virus nuovo. E ancora; "Ho ancora un po' di tosse secca, ho perso gusto e olfatto, speriamo tornino".

Paolo Maldini non sa chi possa avergli tramesso il virus. Sua moglie infatti aveva avuto una brutta influenza, molto forte ed è stata tre settimane a letto. La mia famiglia? Non so da chi l'ho preso. Io ho avvertito i primi sintomi giovedì 5 marzo con dolori alle articolazioni e ai muscoli. Sono venuti i medici della Asl, con guanti e mascherine. Sapevo già di avere il virus.

Quanto a Daniel, il secondogenito 18enne anche lui positivo al covid-19, Maldini ha raccontato come anche lui abbia dolori e febbre, mentre la moglie e il primogenito Christian che pure hanno fatto il tampone, sono risultati negativi: "Ma siamo convinti che pure loro abbiano preso il virus, e ne siano già usciti", la certezza dello sportivo, sicuro che questa epidemia cambierà la vita di molti: "Le persone sensibili rivaluteranno i rapporti con le altre persone (...) Magari non cambieremo tutti".

Il dirigente del Milan ha così rassicurato i fan e allo stesso tempo ha ringraziato tutti.

PAURA. "Un mio amico ha avuto problemi respiratori, è ricoverato all'ospedale di Legnano, non dorme, ha gli incubi... Cose che ci parevano scontate, come cenare con gli amici e abbracciare una persona amata, ora ci mancano moltissimo, e domani le apprezzeremo di più". A me è andata meglio. Su come si è curato ha spiegato: "Solo con la tachipirina. Comunque sono qui confinato da diciotto giorni con la mia famiglia". Riuscire a isolarsi del tutto in famiglia è molto difficile. Già giocare a porte chiuse è una violenza, per i tifosi e per i calciatori. Alcune, come la Sampdoria, sono più colpite. Ma soprattutto al personale sanitario, ai dottori, alla protezione civile e alle forze dell'ordine per la loro professionalità e il loro coraggio: "Ci fate sentire orgogliosi di essere italiani", ha detto.

Ma da chi è stato contagiato? Capisco che per la gente sarebbe uno svago prezioso. "Una quando mi sono ritirato e un'altra al funerale di mio padre". Nel calcio è impossibile non soltanto giocare, ma pure allenarsi senza contatto. Sono positivi alcuni tra i giocatori più rappresentativi della Juventus.

Altre Notizie