Lunedi, 13 Luglio, 2020

E' morto Alberto Arbasino - Libri - Narrativa

E' morto Alberto Arbasino - Libri - Narrativa E' morto Alberto Arbasino - Libri - Narrativa
Deangelis Cassiopea | 23 Marzo, 2020, 20:23

È morto Alberto Arbasino: addio ad uno storico scrittore e giornalista che è stato tra i protagonisti assoluti del Gruppo 63. Lo scrittore e giornalista si è spento al termine di una lunga malattia. Tra i protagonisti del Gruppo 63, ha attraversato gli ultimi sessant'anni di vita italiani senza mai far mancare un punto di vista controcorrente, anticonformista e insofferente ai luoghi comuni e alle banalità. Per i suoi 80 anni gli era stata dedicata, nel 2010, un'edizione critica nei Meridiani Mondadori.

I suoi primi scritti sono usciti su 'Paragone' e 'Il Mondo' e ha sempre collaborato a riviste e giornali, da Il Giorno a L'Espresso. Ma conosciamo meglio quella che è stata una delle penne più autorevoli della cultura del Novecento. E lui è tornato su quei testi, invece, negli anni, aggiustandoli e modificandoli, come a correggere la possibilità che una visione a distanza alteri quella originale. La sua produzione letteraria ha spaziato dal romanzo ("Fratelli d'Italia" del 1963, riscritto nel 1976 e nel 1993, cosa che ha portato qualcuno a dire di Arbasino che ha scritto per tutta la vita lo stesso romanzo) alla saggistica (ad esempio "Un paese senza", 1980). Nel 1960 era uscito a puntate su Il Mondo "La bella di Lodi", che l'anno successivo fu adattato per il cinema insieme a Mario Missiroli. Nel 1967 inizia una collaborazione con Il Corriere della Sera, terminata poi con la direzione di Giovanni Spadolini. Editorialista Negli anni Ottanta, tra il 1983 e il 1987, è stato deputato al Parlamento italiano come indipendente per il Partito Repubblicano Italiano.

Nell'idea di romanzo di Arbasino le citazioni sostituiscono l'intreccio o l'avventura del romanzo tradizionale: sono altre avventure verso altri mondi noti o meno noti o ignoti.
"Mi considero piuttosto uno scrittore espressionista: l'espressionismo non rifugge dall'effetto violentemente sgradevole, mentre il barocco lo fa".

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