Martedì, 11 Agosto, 2020

Coronavirus, mea culpa di Praga: 110mila mascherine presto a Italia

Evangelisti Maggiorino | 23 Marzo, 2020, 14:13

"Questa mattina il ministro degli Affari Esteri della Repubblica Ceca, TomᚠPetrícek, ha comunicato all'ambasciatore italiano Francesco Saverio Nisio che, in attesa che la polizia ceca concluda le indagini relative al materiale sanitario ritrovato a Lovosice, la Repubblica Ceca invierà al più presto in Italia 110.000 mascherine provenienti dalle proprie scorte, in numero pari a quelle che avrebbero dovuto raggiungere il nostro Paese e sono state invece trafugate e sequestrate dalle autorità ceche". I fatti, ha dichiarato Lukas Lev Cervinka, sono andati cosí.

Nel servizio del GR1 è lo stesso ricercatore ceco a spiegare l'accaduto in collegamento telefonico: "La versione ufficiale con i primi comunicati diceva che si trattava di mascherine e respiratori confiscati, parlando di materiale rubato a imprese ceche da criminali senza scrupoli che volevano venderle a costo maggiorato sul mercato internazionale, sfidando i severi limiti all'export medico imposti in Cechia come altrove dall'emergenza".

Ma poi hanno iniziato a circolare foto e filmati mostrati da Cervinka e dalle ong democratiche ed europeiste a descrivere tutt'altra realtà.

Lo scorso 17 marzo la polizia ceca ha sequestrato 700.000 maschere da un deposito a Losovice (nella regione di Ústí nad Labemnel, al nord della Repubblica) nel quadro di un'operazione del ministero degli Interni del paese contro i speculatori che alzavano in maniera significativa i prezzi per questo tipo di materiale sanitario.

A quel punto il ministero della Salute ceco avrebbe continuato a insistere sulla veridicità della versione ufficiale, "ripetendo la menzogna del sequestro di materiale destinato a vendite illegale". "Purtroppo successivamente è venuto alla luce che una parte era un dono cinese all'Italia", ha scritto Hamacek su Twitter aggiungendo che ovviamente "l'Italia sarà risarcita".

Alla fine lo ha ammesso anche il ministro dell'interno ceco Jan Hamacek.

"Poi lambasciata italiana a Praga ha reagito, e la sua versione, veritiera, della vicenda, è stata narrata dall´illustre testata econonica Hospodarské Noviny", prosegue il racconto del ricercatore. "Al momento manca ancora un´ammissione ufficiale e chiara di colpa del governo (guidato dal premier-tycoon antimigranti autocratico e populista Andrej Babis, ndr), manca anche a quanto mi risulta ogni scusa ufficiale all´Italia". Il materiale confiscato dalle autorità ceche infatti "resterà di fatto nella Repubblica ceca perché è stato già distribuito agli ospedali nazionali mobilitati per affrontare il Coronavirus e registrato nei loro inventari".

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