Domenica, 20 Settembre, 2020

Ayrton Senna, il pilota brasiliano tre volte campione del mondo

Cacciopini Corbiniano | 23 Marzo, 2020, 13:25

Il mito Senna, negli anni, ha alimentato anche la voglia di trovare un erede in grado di scaldare il cuore degli appassionati. Ingiusto come la vita di un uomo sia stata cancellata da un puntone messo lì per salvaguardarlo. Aveva solo 34 anni.

Un'intera nazione ha pianto per tre giorni la scomparsa del suo eroe; nel Brasile del 1994 insieme alla nazionale di calcio, Senna era l'unico che univa una nazione divisa da lotte interne e una profonda crisi socio-culturale. In quell'anno Senna e Prost duellarono per la vittoria in ogni corsa senza alcun rivali grazie all'arma vincente a disposizione, la MP4/4. Due piloti con caratteri e personalità molto diverse, ma con un obiettivo comune chiamato Titolo Mondiale.

La vita di Ayrton si è interrotta quella domenica 1 maggio 1994, sul circuito di Imola, una domenica che tutti ricorderanno. L'aver guidato con il cambio bloccato aveva significato compiere un enorme sforzo fisico che provocò al pilota brasiliano degli spasmi muscolari.

Dopo i test, Ayrton Senna era molto contento e disse ai giornalisti che la principale risorsa di un rallista era "la capacità di improvvisare nel modo giusto nel momento giusto". Mi ricordo che voleva mi occupassi dell'associazione dei piloti: "mi chiamava più volte a settimana per chiedermi consigli". "Non ho mai pensato ad altro che a fare il pilota, non saprei veramente cosa potrei essere all'infuori di questo". A posteriori ho capito che c'era qualcosa che non andava - ha concluso -.

Qualcuno in Honda deve aver conservato gelosamente quei primi dati, i primi dati di telemetria registrati da Ayrton Senna, ed in particolare quelli di Suzuka.

Non c'erano limiti per Ayrton; il motorsport era la sua vita, era quello per cui era venuto al mondo. Il mondo era sempre o con Senna o con Prost. A causa di un contatto durante il GP del Giappone, Prost terminò la sua gara mentre Ayrton conquistò la vittoria. Tutto questo venne cancellato dal patron della Formula 1 Balestre che definì il rientro in pista del brasiliano irregolare consegnando il titolo di campione a Prost. In totale ne conquisterà tre, tutti con la McLaren prima di passare nella scuderia di Sir Frank Williams.

La brutalità mostrata in pista, una volta abbassata la visiera del casco, si scontrava con il suo viso d'angelo e lo sguardo estremamente comunicativo, ma schivo e a tratti malinconico.

Per sfortuna dell'automobilismo, Ayrton era tutto fuorché immortale. Sembrava quasi che volesse fuggire dal mondo che lo circondava, perché totalmente in contrapposizione con la sua acuta sensibilità, ma ciò che non diceva a parole lo esprimeva con gli occhi. Passò un'altra ora e mezza, incrociammo gli sguardi, io come dire guarda che sono ancora qui, lui: so che ci sei. Lui non era un pilota qualsiasi: era il pilota di tutti.

Forse è proprio da questo episodio che si può comprendere a fondo l'asso di San Paolo. Certamente Ayrton ha regalato grandi emozioni a questo sport a cui il brasiliano ha dedicato la sua vita, facendo emozionare milioni di brasiliani e non solo. Immaginate con quale stato d'animo mi avvicinai ad Ayrton per la prima intervista. Se nel 1988 la rivalità stava esplodendo gradualmente, nel 1999 la situazione divenne incontrollabile tra i due.

Altre Notizie