Lunedi, 30 Marzo, 2020

Brexit, stop ai migranti che non parlano inglese

Brexit per vivere in Gran Bretagna servono i punti Internazionale
Evangelisti Maggiorino | 20 Febbraio, 2020, 17:36

La "priorità assoluta" del sistema - si legge nel documento in via di approvazione - sarà quella di dare l'ingresso "alle persone più qualificate e di talento", come scienziati, ingegneri e accademici.

Londra baserà il suo modello di migrazione su quello dell'Australia, dove i candidati devono superare una certa soglia di punti che saranno assegnati in base a criteri quali la conoscenza della lingua inglese, un'offerta di lavoro e altri fattori che sono adattati alle esigenze del mercato del lavoro.

"La cosa giusta è che le persone parlino inglese prima di venire nel nostro Paese" e che "abbiano un percorso sponsorizzato, attraverso un lavoro o un'istituzione accademica", ha spiegato il ministro dell'Interno, Priti Patel.

È collegabile alla Brexit la modifica delle del sistema che regola l'immigrazione. Regole destinate a chiudere le frontiere alla pratica di chi finora è andato nel Regno Unito proprio per imparare l'inglese, lavorando come lavapiatti o cameriere.

Quindi per entrare nel Regno Unito bisognerà avere un'offerta di lavoro con un salario minimo di 25.600 sterline, anche se saranno possibili eccezioni per un salario fino a 20.480 nei casi in cui ci sia carenza di lavoratori, come per gli infermieri.

Punti e priorità Il visto di lavoro destinato ad essere introdotto a regime dopo la Brexit potrà essere concesso solo ai richiedenti - europei e non - che abbiano un minimo di 70 punti.

Il premier Boris Johnson sostiene da sempre che la ragione del sì alla Brexit è da ritrovarsi essenzialmente sul sentimento verso i migranti, chi ha chiesto la Brexit, per Johnson ha chiesto una politica migratoria più severa. Secondo il quotidiano il motivo è di evitare che lavoratori extra Ue ingannino il sistema con carte d'identità falsificate.

Nel presentare il nuovo sistema per i visti dei lavoratori stranieri che entrerà in vigore a gennaio 2021 - dopo la fine dell'attuale periodo transitorio - il governo conservatore ha voluto sottolineare che si tratta di un'opportunità unica per prendere "il pieno controllo" dei confini britannici "per la prima volta in decenni" ed eliminare "le distorsioni" delle regole europee di libertà di movimento.

Secondo il progetto, gli europei e gli immigrati del resto del mondo che vogliono vivere nel Regno Unito saranno trattati con gli stessi standard. Un sistema a punti che valuterà le competenze e darà la precedenza a chi arrivi con un'offerta di lavoro o accademica. "Siamo consapevoli - ha concluso Patel - che queste proposte rappresentano un cambiamento significativo per le aziende", ammette l'esecutivo, che sta preparando un "programma di comunicazione globale".Le contestazioni Le opposizioni hanno contestato questa strategia, sostenendo che il modello australiano filtra ma incoraggia l'immigrazione, mentre questa versione minaccia di scoraggiarla tout court.

Sono circa 700 mila gli italiani che risiedono nel Regno Unito (non tutti però sono registrati all'Anagrafe residenti all'estero).

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