Lunedi, 30 Marzo, 2020

Roma, Sebino Nela confessa: "Ho pensato al suicidio"

Sebino Nela e il tumore Ho visto la morte in faccia. Il suicidio come Di Bartolomei? L'ho pensato non ho avuto il coraggio Nela: "La maglia della Roma pesa non so quanti chili, i tifosi riconoscono chi si impegna. Portate...
Cacciopini Corbiniano | 16 Febbraio, 2020, 03:55

Ho il retto addominale aperto, le viscere spingono, mi esce sempre questo bozzo non bellissimo da vedere.

Ecco le parole più significative pronunciate da Sebino Nela: "Due anni e mezzo di chemioterapia al colon non sono uno scherzo". Ho avuto degli attacchi ischemici. Ho visto la morte in faccia ma ho metabolizzato questa cosa.

Nela si è anche soffermato sui suoi ex colleghi Sinisa Mihajlovic e Gianluca Vialli, altresì impegnati nella lotta contro un brutto male: "Leggere o sentire ogni volta di persone che conosco che se ne vanno da un giorno all'altro mi spegne un poco". Ci ho pensato un miliardo di volte.

Una situazione clinica complicata ma che 'Hulk' ha deciso di dominare a suo modo, "cercando di portare avanti una vita normalissima", scacciando il fantasma della morte che lo accompagna da sempre: "Se dovesse capitare sai che dico?" Il tumore purtroppo è un male che non ti abbandona mai: prima o poi si ripresenta. Ci siamo abbracciati - dichiara - 'Guarda che non si molla un cazzo', gli ho detto. "Non ho rimpianti, posso morire anche domani".

Una battaglia durissima, che Nela ha continuato a combattere: "la cosa brutta del tumore è che gioisci, dici ho vinto, e poi scopri che a distanza di sei, sette, otto anni ritorna. Il cancro quando arriva non ti lascia più". Di Bartolomei? Lo stimavo immensamente. Come devono essere i capitani.

Falcao dice che stava male, che l'effetto delle infiltrazioni era finito, che quella partita nemmeno doveva giocarla. "Ci ho pensato anch'io, spesso, negli anni duri della malattia, ma non ho mai trovato il coraggio", ha rivelato in un'intervista a Giancarlo Dotto sul Corsport.

Il pensiero di un laziale nei confronti di un avversario, detestato ma rispettato, nella sua ora più difficile. Non chiede lo scudetto, ma sa riconoscere chi dà tutto per la causa.

"Non so cosa sente nella testa". Un lungo periodo di malattia, che ha rischiato di portarlo al gesto più estremo.

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