Sabato, 07 Dicembre, 2019

Scoperta una molecola che blocca l’Alzheimer

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Machelli Zaccheo | 26 Novembre, 2019, 23:53

Lo studio che ha condotto alla scoperta è completamente italiano e, oltre alla Fondazione EBRI, presso la quale è stato portato avanti, ha visto la collaborazione del CNR, della Scuola Normale Superiore e del Dipartimento di Biologia dell'Università di Roma Tre. Lo studio, riferisce l'Ansa, è stato effettuato sui topi che, così trattati, hanno ripreso a produrre neuroni ad un livello quasi normale.

Sul fronte della lotta alla malattia di Alzheimer una scoperta scientifica è destinata a dare nuove speranze a milioni di famiglie in Italia e nel mondo. Recuperando per l'80% i difetti causati dalla patologia di Alzheimer nella fase iniziale. Un passo importante per la nascita di nuove strategie utili nella diagnosi e nella terapia di questa malattia neurodegenerativa. Grazie all'anticorpo A13, la famosa molecola di cui ti parlavo all'inizio dell'articolo, viene favorita la nascita di queste nuove cellule, che l'Alzheimer tende invece a ridurre sin dalle prime fasi. I ricercatori dell'Ebri hanno scoperto che la nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto si riduce in una fase molto precoce della malattia di Alzheimer.

Fa eccezione Biogen che dopo aver gelato le tante aspettative riposte sul suo farmaco sperimentale Aducanumab, anticorpo specifico contro la proteina tossica "beta-amiloide" (principale indiziata nella demenza di Alzheimer) aveva chiuso anticipatamente il trial clinico in corso a causa di risultati deludenti.

"L'importanza di questa ricerca è duplice: da un lato - spiegano Raffaella Scardigli e Giovanni Meli - dimostriamo che la diminuzione di neurogenesi anticipa i segni patologici tipici dell'Alzheimer, e potrebbe quindi contribuire a individuare tempestivamente l'insorgenza della malattia in una fase molto precoce; dall'altro, abbiamo anche osservato in vivo, nel cervello del topo, l'efficacia del nostro anticorpo nel neutralizzare gli A-beta oligomeri proprio all'interno dei neuroni".

Sono stati intercettati e neutralizzati sul nascere i componenti singoli che formeranno il futuro A-beta prima che provochino un danno neuronale irreversibile. Ma entro il 2050 potrebbero esserci 115 milioni di malati.

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