Sabato, 07 Dicembre, 2019

Il MOSE di Venezia: ecco cos’è e a cosa serve

Maltempo a Venezia, Romano Prodi: “Inconcepibile non ci sia il Mose. Doveva essere finito quindici anni fa” Passoni (PoliMi), 'acqua alta? Mose fermo, non funziona'
Evangelisti Maggiorino | 16 Novembre, 2019, 18:38

Cambiamento climatico, emergenza ambientale, acqua alta, opere faraoniche e faraoniche ruberie e lungaggini, sono gli ingredienti del disastro Venezia. Nello specifico il Mose è formato da 4 barriere di difesa: - 2 alla bocca di porto del Lido (quella più vicina a Venezia che è larga il doppio delle altre due ed è formata da 2 canali con profondità diverse) che sono composte rispettivamente di 21 paratoie quella nel canale nord e di 20 quella nel canale sud, le due barriere sono tra loro collegate da un'isola intermedia; - 1 barriera formata da 19 paratoie alla bocca di porto di Malamocco; - 1 barriera di 18 paratoie alla bocca di porto di Chioggia.

Via via che l'acqua esce le paratoie, ruotando attorno all'asse delle cerniere, si sollevano fino a emergere e a bloccare il flusso della marea in ingresso in laguna. Mentre i media di tutto il mondo si affacciano sull'immane disastro, che ha visto un intero litorale inghiottito nel volgere di poche ore, l'Italia fa i conti con lo spettro del Mose, la struttura che avrebbe dovuto proteggere dai rischi di eventi simili e, invece, dal 2003 non ha mai visto l'alba della sua operatività.

Sei decadi in cui si è buttato un mare di denaro, e questo paradossalmente è il danno minore, e in cui si sarebbero potuti realizzare interventi in grado di salvare la città lagunare. E poi un'inaugurazione, un'indagine, degli arresti e il blocco dei lavori poi ripresi. Matteo Salvini ha subito colto la palla al balzo per presentare un emendamento in Senato: si stima che manchino ancora altro 100 milioni di euro per rendere operativa l'infrastruttura e per realizzare quei lavori di manutenzione che, ogni anno, graverebbero pesantemente sul bilancio della città. Una di queste è che quando negli anni Ottanta si è iniziato a parlare di Mose, non sono mancate le critiche rispetto al progetto in senso stretto: un'opera faraonica e tecnicamente complessa che sarebbe costata miliardi allo Stato italiano (quasi 6 miliardi di euro ad oggi). "Non è finito - ha spiegato - sarebbe come guidare una Ferrari senza freni".

Perché caratteristica precipua del Mose è quella di essere una diga a scomparsa. Viene inoltre istituito l'Ufficio di Piano per provvedere all'integrazione tra i vari progetti presentati, alla luce dei ricorsi di alcune associazioni ambientaliste, dal comune e dalla provincia di Venezia, che però vengono rigettati dal TAR nel 2004.

Per ora quindi resta come un'ombra inquietante quell'aggettivo "sperimentale" che è nel nome stesso del Mose: come qualcosa che dopo 35 anni attende ancora di essere messo alla prova, e sulla cui efficacia non c'è sicurezza. Ma anche ieri lo spettacolo offerto dalle diverse forze politiche è stato quello di chi guarda al voto piuttosto che a una città patrimonio dell'umanità invasa dalle acque del mare, con il 70% del centro allagato, sirene che lanciano l'allarme come in tempo di guerra e capolavori che rischiano di andare perduti per sempre. Nell'ultimo secolo la Laguna e la sua funzionalità sono state profondamente modificate dall'azione umana, che ha contribuito, indirettamente, all'accentuazione del fenomeno.

Sono le domande che si fanno negli ultimi giorni non solo i Veneziani ma tutti quanti. In India Mumbai verrà inondata e in Tailandia il 10% della popolazione, compresa buona parte di Bangkok, vive oggi su una terraferma che svanirà entro 30 anni. Nel frattempo costi e tempi di realizzazione sono naturalmente lievitati. Per il 2050 il Mose, si spera, sarà attivo e funzionante.

Altre Notizie