Lunedi, 09 Dicembre, 2019

La Polonia protesta con Netflix per documentario su Auschwitz

Immagine di copertina La Polonia se l’è presa con Netflix per una mappa dei campi di sterminio mostrata in un documentario
Evangelisti Maggiorino | 14 Novembre, 2019, 10:43

Lo scorso febbraio il parlamento aveva approvato una legge che vietava di accusare il paese di complicità nella Shoah e di riferirsi ai campi di concentramento nazisti come "polacchi". Nel mirino c'è il documentario "Solo il diavolo lo sa", disponibile sulla piattaforma di streaming dal 4 novembre: Varsavia sottolinea che il film utilizza cartine geografiche inesatte parlando dei campi di concentramento nazisti della Seconda guerra mondiale perchè posiziona i campi di sterminio all'interno dei moderni confini dello stato polacco: ma quelle zone all'epoca erano occupate dalle truppe del Terzo Reich. Questa lettera accusa Netflix di voler "riscrivere la storia" e di non "onorare la memoria dell'Olocausto".

Se la Polonia si è messa contro Netflix è tutta colpa della docuserie Solo il diavolo lo sa e di un dettaglio alquanto inaccurato storicamente che ha fatto andare su tutte le furie il primo ministro Mateusz Morawiecki che ha addirittura scritto in prima persona al boss Reed Hastings. La questione è "trattata come una priorità", ha risposto un portavoce di Netflix in Polonia.

Solo il diavolo lo sa è una serie tv documentario che, divisa in cinque puntate, racconta il caso di John Demjanjuk, detto Ivan il Terribile, un soldato ucraino naturalizzato statunitense accusato di essere una guardia carceraria del campo di concentramento di Treblinka, nonché uno dei più feroci assassini del regime nazista. "Netflix non intendeva offendere nessuno o mettere in dubbio alcun valore".

Anche il museo di Auschwitz su Twitter ha sostenuto la causa della Polonia, decretando errate le informazioni storiche e geografiche contenute nel documentario riguardo i luoghi dei campi di sterminio nazisti.

Demjanjuk viveva a Cleveland (Ohio) ed è stato condannato in Israele nel 1988. L'uomo, morto nel 2012 all'età di 91 anni, riporta il New York Times, ha sempre dichiarato di essere stato vittima di uno scambio d'identità e di essere stato un prigioniero di guerra ucraino in Germania e Polonia. Mi occupo di cultura e spettacolo.

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