Mercoledì, 20 Novembre, 2019

Ex Ilva, vertice tra governo e sindacati

Ilva Lina Palmieri a Coffee Break Ex Ilva, Conte contro ArcelorMittal: "È un problema industriale"
Esposti Saturniano | 08 Novembre, 2019, 14:15

La rigidità di ArcelorMittal e, come sottolineato da molti al tavolo, la articolata preparazione che sicuramente ha preceduto il deposito dell'atto di recesso dimostrano una decisione irreversibile, presa da tempo, oltre che, ci sembra, una mancanza definitiva di propensione al dialogo costruttivo con le istituzioni e la comunità ionica. E la soppressione dello scudo, ha ricordato, "è un cambiamento di normativa".

Il governo si trova di fronte a una scelta quanto mai complicata: da un lato si apre la possibilità di negoziare con Arcelor Mittal, facendola rimanere a costo però di un ridimensionamento consistente del personale e la concessione della garanzia dello scudo penale per i vertici dell'azienda.

"Vedremo che cosa ci dirà l'azienda, posso dire che la posizione di Italia Viva è che i patti si rispettano". Semplice, lineare. Esattamente ciò che ArcelorMittal non sta facendo.

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA - Nella giornata di ieri, la Fim-Cisl si è mossa autonomamente - a vertici in corso - con uno sciopero immediato che ha registrato alta adesione tra gli 8.200 operai di Taranto. Se si ha la pretesa di essere seri, cedibili e affidabili i contratti vanno rispettati. L'azienda ha anche presentato al Mise la richiesta di avvio della cessione del ramo d'azienda che coinvolgerà 12 siti per un totale di 10.777 dipendenti del perimetro aziendale oggetto di trasferimento ai commissari. "L'ho offerto ma è stato rifiutato". "Noi invece facciamo di tutto per renderci la vita difficile". La produzione di acciaio a livello globale è in difficoltà, perché in difficoltà ci sono le principali economie mondiali e la concorrenza della Cina è sempre più agguerrita?

Per questo, insieme ad una risoluzione dell'emergenza sul lavoro, abbiamo chiesto al Presidente Conte di ritenerci a disposizione, sin d'ora, per l'elaborazione di un nuovo grande piano di gestione e revisione tecnologica di quell'asset strategico per l'intero Paese.

E gli investimenti, il canonico rischio di impresa, la volontà di partecipare al rilancio di un pezzo di storia planetaria? Purtroppo, questo è il limite di molte, troppe aziende, di qualunque settore e in particolare se multinazionali. Ma questo comportamento, che si può solo definire vergognoso, fa ancor più salire la rabbia verso una politica che ben conoscendo il malcostume di certi imprenditori-prenditori è talmente pasticciona e incapace da offrire a quelle stesse aziende formidabili occasioni per farsi gli affari propri.

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