Sabato, 07 Dicembre, 2019

Legge di Bilancio 2020: partite Iva, regime forfettario e flat tax

Il Presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni Il Presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ANSA
Esposti Saturniano | 20 Ottobre, 2019, 02:51

Secondo la nuova versione nel 2020 (dichiarazione redditi 2021) i contribuenti che sceglieranno questo regime fiscale dovranno nuovamente conservare i documenti delle spese che serviranno per determinare il reddito.

Infine, nuovi obblighi di fatturazione elettronica per i forfettari.

Anche nel 2020, viene quindi confermata la flat tax 2020 al 15%.

La misura è stata presa per "limitare gli abusi della cosiddetta flat tax per le partite IVA", come si può leggere nel Documento Programmatico di Bilancio 2020. E ancora: "La flat tax per le partite Iva sotto i 65.000 euro l'abbiamo introdotta noi lo scorso anno, perché è una misura che aiuta i giovani professionisti".

Cosa cambia? Se ad oggi i forfettari determinano il proprio reddito a forfait, in base a determinati coefficienti differenziati in base all'attività svolta, dal 2020 anche le piccole partite IVA dovranno calcolare l'imposta del 15% sul reddito effettivamente prodotto, inteso quantomeno come differenza tra ricavi e costi, esattamente come avveniva nel "vecchio" regime dei mimini.

Le novità attese con la Legge di Bilancio 2020 interessano sia il limite dei beni strumentali, che verrà fissato a 20.000 euro, che i limiti per le spese del personale dipendente, anch'esso fissato a 20.000 euro (fino al 2018 era pari a 5.000 euro).

Il sito delle piccole-medie imoprese pmi.it ha provato a mettere ordine dopo i primi dettagli contenuti nel testo del DPB (Documento Programmatico di Bilancio 2020 ) che il Governo ha approvato insieme a manovra economica e al Decreto Fiscale collegato.

La disposizione della bozza del dl Fisco prevede che, a prescindere dal regime adottato, quindi anche il forfettario, professionisti e piccole imprese aprano uno o più conti correnti bancari o postali dedicati esclusivamente all'attività lavorativa.

Il Governo ci ripensa e sparisce l'obbligo del conto corrente dedicato.

Attualmente, l'obbligo di conto corrente vale solo per le società di capitali, le società tra professionisti, le società di persone e le ditte individuali in contabilità ordinaria, che abbiano un fatturato superiore ai 400.000 euro annui. È questo, in sintesi, quanto annunciato dal "comunicato legge" del Mef pubblicato nella serata di ieri 14 ottobre 2019 (clicca qui per consultarlo ), che anticipa quanto previsto nel decreto - legge fiscale in procinto di essere varato dal Consiglio dei ministri, e sposta al 16 marzo 2020 il termine per il pagamento della rata del 16 novembre 2019, sabato, che slitta a lunedì 18 novembre.

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