Giovedi, 21 Novembre, 2019

Accordo Usa-Turchia sul cessate il fuoco in Siria: "Tregua di 5 giorni"

Immagine di copertina Il presidente russo Vladimir Putin
Evangelisti Maggiorino | 18 Ottobre, 2019, 03:26

Mentre l'offensiva militare turca nel nord della Siria è arrivata all'ottavo giorno, da Ankara arriva una prima apertura a una tregua, ma a una condizione molto chiara: "Se la Russia toglie gli elementi (curdi) dell'Ypg dalla regione insieme all'esercito siriano, non ci opporremo", ha affermato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu.

Di ritorno da Baku, capitale dell'Azerbaigian, dove è stato impegnato per motivi istituzionali, il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha confermato ai giornalisti presenti sul volo aereo che non dichiarerà il cessate il fuoco, come invece gli è stato chiesto di fare da Donald Trump e dalle principali nazioni dell'Unione europea, su tutte Francia e Germania. Ankara otterà una zona di sicurezza concordata con gli Usa di circa 32 chilometri oltre il suo confine con la Siria, ha aggiunto Pence, sottolineando come "Trump revocherà le sanzioni imposte alla Turchia dopo il cessate il fuoco in Siria".

"Il nostro impegno con la Turchia è che collabori con i membri dell'Ypg per facilitare un ritiro ordinato nelle prossime 120 ore". Oggi, invece, ha avuto un colloquio telefonico con il premier italiano Giuseppe Conte, che ha ribadito la condanna dell'Italia all'azione militare.

La lettera comincia con la solita formula di apertura, "Caro presidente" ma prosegue con una frase in cui Trump invita Erdogan a portare a termine un buon accordo, e si conclude con un punto esclamativo (nemmeno a dirlo, un segno di punteggiatura molto insolito nei documenti ufficiali).

"Questo accordo non avrebbe mai potuto essere fatto 3 giorni fa. Sono fiero di tutti!", ha scritto ancora su Twitter il presidente Usa Trump. "Abbiamo concordato che ritireremo le armi pesanti delle Ypg, distruggeremo i loro avamposti".

Nelle stesse ore, fonti delle forze armate di Ankara sostengono che "quasi 600" miliziani curdi siano fuggiti dalle zone di Raqqa e Tabqa nel nord della Siria per evitare l'attacco della Turchia e delle milizie sue alleate.

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