Giovedi, 17 Ottobre, 2019

Ergastolo ostativo, cappellano Rebibbia: "Mafia non si combatte semplicemente con il carcere"

Ergastolo ostativo, Di Maio: 'C'è il rischio di ritrovarci fuori dal carcere boss mafiosi e terroristi' Ergastolo ostativo ai mafiosi, la Corte dei diritti umani di Strasburgo rigetta il ricorso dell'Italia
Evangelisti Maggiorino | 09 Ottobre, 2019, 16:19

Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo (CEDU), rifiutando la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal Governo italiano dopo la sentenza, che adesso diventa definitiva, emessa il 13 giugno scorso sul caso di Marcello Viola (capo di una 'ndrina calabrese di Taurianuova, condannato a quattro ergastoli per omicidi plurimi, occultamento di cadavere, sequestro di persona e detenzione di armi).

Nella sentenza la Corte non dice che Viola deve essere liberato, ma che l'Italia deve cambiare la legge sull'ergastolo ostativo in modo che la collaborazione con la giustizia del condonato non sia l'unico elemento che gli impedisce di non avere sconti di pena. Con quella sentenza i giudici di Strasburgo stabilivano che la condanna al carcere a vita "irriducibile" (il cosiddetto "fine pena mai"), inflitta al ricorrente, viola l'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani che vieta la tortura, le punizioni disumane e degradanti, soprattutto nega la possibilità di un percorso rieducativo. La ragione profonda dell'ergastolo "duro" sta proprio nel fatto che la specificità di un mafioso è quella di conservare per sempre, una volta affiliato a una famiglia criminale, il suo dovere di obbedienza.La questione dell'ergastolo ostativo divide profondamente il mondo della cultura giuridica tra coloro che sostengono la necessità di un carcere umano - come l'ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo e l'ex senatore Luigi Manconi - e chi invece ritiene che aprire le maglie della carcerazione per i mafiosi significhi distruggere anni di politica contro le cosche. Nella sentenza, la Corte spiega che lo Stato non può imporre il carcere a vita ai condannati solo sulla base della loro decisione di non collaborare con la giustizia. L'articolo dell'ordinamento specifica che "i benefici possono essere concessi anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata". Quindi, al contrario di quanto affermato dal governo, la decisione se collaborare o meno, non è totalmente libera. Scandaloso. È evidente che a Strasburgo non hanno alcuna idea dell'enorme tributo di sangue che l'Italia ha versato nella guerra alla criminalità organizzata. Il procuratore ricorda che: "Sarà dunque compito del legislatore nazionale trovare un ragionevole equilibrio tra i diritti rimarcati dalla Cedu - spiega Lo Voi - e le particolarissime caratteristiche delle associazioni mafiose che operano in Italia e che vedono come principale regola la permanenza del vincolo associativo fino alla morte o alla collaborazione con la giustizia degli affiliati". Dopo la decisione della scorsa primavera, l'Italia aveva presentato un ricorso che non è quindi stato accettato a Strasburgo: qualsiasi detenuto deve poter avere la possibilità di redimersi e di avviare un percorso di recupero, migliorando così la propria condizione. Nessun beneficio penitenziario, nessuna libertà condizionata.

Reagisce anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Non comprendono la virulenza, la rilevanza, di questi soggetti. Per Pugiotto "sono prese di posizione chiaramente mirate a esercitare pressioni sul panel dei 5 giudici europei alla vigilia della loro odierna, coerente e scontata decisione. Lo abbiamo espresso in tutte le sedi ufficiali: l'ergastolo ostativo ha rappresentato un punto fondamentale nella lotta alla mafia". Ma per la verità la CEDU non si è espressa sul cosiddetto "carcere duro" per i mafiosi ma solo sull'articolo 4bis, che è altra cosa. "Lo Stato combatte contro il tritolo lanciando margherite".

L'ergastolo ostativo, noto anche anche come "fine pena mai", è previsto dall'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario. "Infine, sulla stessa questione - conclude Lo Voi - dovrà pronunciarsi a breve la Corte costituzionale italiana e quindi qualunque definitiva valutazione non potrà che far seguito a quest'ultima decisione".

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