Martedì, 22 Ottobre, 2019

I numeri della crisi: il Pd si spacca, Salvini con Forza Italia

Matteo Renzi dice che «votare subito è folle» Crisi di governo: no urne, si apre l’ipotesi M5S-PD
Esposti Saturniano | 12 Agosto, 2019, 13:58

I primi a non volerlo sono stati i renziani. "Oggi, quando tutto che ciò che dicevo si è realizzato - rivendica - assistiamo a un triplo salto mortale di Renzi e di gran parte dei parlamentari Pd, si sono tutti accorti che i due populismi vanno separati".

"A troppi non e' chiaro - o fanno finta che non sia chiaro - cosa significhi aumentare di 23 miliardi le imposte sui consumi in un anno di (se va bene) stagnazione dei redditi e in un paese debilitato da 14 mesi di cialtronate". Insomma, lo chiamano governo balneare, da sinistra si allargano, fino a intonare il coro della "salvezza nazionale", si tratta in pratica di un esecutivo che fermi l'onda del consenso cavalcata da Salvini.

La stilettata finale è riservata a chi siede in parlamento: "Con la speranza che non si abbia il terrore di perde il posto, ma che si possa ragionare con calma". Secondo questo teorema, il cui padre è Pietro Grasso (Leu), basterebbe non partecipare al voto, lasciare che la Lega si voti la sua mozione e che i 5 Stelle si esprimano a favore di Conte.

La politologa Elisabetta Gualmini, ex renziana che ha sostenuto Nicola Zingaretti all'ultimo congresso, attacca i compagni di partito che in queste ore appoggiano l'iniziativa di Matteo Renzi di un governo istituzionale con i grillini.

"E' folle quello che tratteggia Renzi, è un tentativo di prendere qualche mese in più, nel frattempo levare le castagne dal fuoco con un governo tecnico che dovrebbe fare una manovra lacrime e sangue, votandola assieme al Movimento 5 Stelle e a Forza Italia per avere infine Salvini al 60%". Il quale in questa battaglia, per i paradossi della politica si ritrova dalla parte di colui che nel 2014 lo defenestrò da palazzo Chigi. Al momento le posizioni di Renzi e Zingaretti appaiono inconciliabili, ma ad avvicinarle potrebbe essere una moral suasion del presidente Mattarella. "Io lo faro'. Anche perche' in un passaggio cosi' difficile e rischioso, qualsiasi scelta potra' essere fatta solo da un Pd unito e con la guida del segretario". Del resto l'eurodeputata del Pd fu tra le prime a stigmatizzare la "strategia del pop corn" e a speigare i rischi della saldatura tra i due populismi rappresentati da Lega e Movimento 5 Stelle. Non perde l'occasione per attaccare Matteo Renzi. Al contrario, gli esponenti non di stretta obbedienza zingarettiana della maggioranza sembrano guardare favorevolmente all'ipotesi di un governo di transizione che allontani Matteo Salvini dal Viminale e metta i conti in sicurezza, in vista della sessione di bilancio. "Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell'establishment".

"Renzi e Pisapia hanno trovato un alleato in Beppe Grillo". Se dalle camere uscenti fosse possibile distillare un "governo Cottarelli" (per spiegarsi con un esempio), evviva. Eppure, tale è la paura delle urne, che tutti ne parlano, tutti ci provano, tutti telefonano a tutti. E poi bisogna fare i conti con il nuovo regolamento del Senato che impedisce la nascita di altri gruppi se non corrispondono a partiti che si siano presentati alle elezioni.

Ecco perché Salvini lanciando il dado della crisi chiede "pieni poteri" e pensa a un ritorno dello schema centrodestra che potrebbe blindare la prossima legislatura e consentire a lui e ai suoi alleati di esprimere per il Colle (finalmente) un nome lontano dall'alveo del centrosinistra.

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