Giovedi, 22 Agosto, 2019

Chernobyl torna a "vivere", ecco il primo prodotto nato nella zona rossa

Atomik la vodka che viene da Cernobyl Chernobyl: arriva Atomik, vodka prodotta con grano contaminato
Evangelisti Maggiorino | 11 Agosto, 2019, 18:41

Non poteva che chiamarsi Atomik la "vodka artigianale", prodotta con segale e acqua della zona di esclusione di Chernobyl, il primo prodotto di consumo proveniente dall'area vietata (ma nella quale vivono persone e animali) intorno alla ex centrale nucleare sovietica esplosa nel 1986.

Agli influencer attratti dalla zona dell'incidente e ai turisti in aumento che scelgono di visitare i dintorni della centrale, con il governo ucraino che ha ufficialmente eletto il sito come meta turistica a tutti gli effetti, completa questo quadretto della "radioattività di tendenza" un'azienda che ha presentato Atomik, la vodka prodotta nei dintorni della centrale di Chernobyl. Tra l'altro, la Chernobyl Spirit Company - la società che produce la vodka - intende aiutare con gli incassi delle vendite le comunità ucraine dell'area ancora in declino dai tempi del disastro nucleare. Qualsiasi chimico vi dirà che, quando si distilla qualcosa, le impurità rimangono nel prodotto di scarto. Abbiamo preso il grano dai campi e l'acqua dalle falde acquifere di Chernobyl e tutto è stato distillato. Abbiamo chiesto poi ai nostri amici dell'Università di Southampton, che hanno un fantastico laboratorio radio-analitico, di controllare la vodka. Ma forse non pensavamo di bere un giorno un cocktail preparato con la vodka realizzata con il grano di segale proveniente dalla zone contaminate nell'area di alienazione. L'obiettivo era infatti capire se fosse sicuro usare parte della terra abbandonata per la coltivazione.

Smith dice che nel suo lavoro a Chernobyl, che dura dagli anni '90, "Sono rimasto colpito da come le condizioni economiche per le persone in Ucraina sono rimaste ostinatamente difficili, mentre il territorio si è lentamente ripreso". Esistono hotspot radioattivi [nella zona di esclusione] ma per la maggior parte la contaminazione è inferiore a quella che si potrebbe trovare in altre parti del mondo con radiazioni di fondo naturale relativamente elevate. Ovviamente, le materie prime non sono radioattive assicura il professor Smith. "Sicuramente la utilizzerei per un classico Martini, cui aggiungerei anche champagne".

Altre Notizie