Mercoledì, 23 Settembre, 2020

Cellulari e tumori: è solo un flop?

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Machelli Zaccheo | 09 Agosto, 2019, 12:56

L'ISS ha pubblicato un rapporto che fa il punto su radiazioni a radiofrequenze e tumori: una sintesi delle evidenze scientifiche su cellulari, 5G, Wi-Fi, etc.

Conclusioni. Gli esperti concludono che "È stata raggiunta una maggiore chiarezza riguardo all'assenza di alcuni effetti negativi sulla salute che si sospettava potessero derivare dall'esposizione", insomma ad oggi non possiamo dire che i telefono cellulari siano responsabili dell'incremento del rischio di tumori, anche perché "l'andamento temporale dei tassi d'incidenza dei tumori cerebrali che non ha risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione". L'analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 non rileva, infatti, aumento dei rischi di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) legato l'uso prolungato (da 10 anni in su) dei telefoni mobili.

Anni e anni a dirci che passare troppo tempo con il cellulare all'orecchio o soltanto averlo sul comodino durante la notte poteva provocare un tumore e ora si certifica che non ci sono prove concrete di un collegamento tra il cancro e l'uso del telefonino. Rispetto alla valutazione della IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) nel 2011, sottolinea l'ISS, "le stime di rischio considerate in questa meta-analisi sono piu' numerose e piu' precise". Nel rapporto gli esperti scrivono che gli impianti per le telecomunicazioni sono aumentati nel tempo, anche se l'intensità dei segnali è diminuita dal passaggio di sistemi analogici a digitali. "La distanza da sorgenti fisse ambientali non è un buon indicatore del livello di radiofrequenze all'interno di un'abitazione perché molte antenne sono direzionali e le radiofrequenze sono schermate dalla struttura degli edifici e da altri ostacoli naturali". Gli impianti Wi-Fi, impiegando basse potenze e cicli di lavoro intermittenti "danno luogo a livelli di RF molto inferiori ai limiti ambientali vigenti". "L'efficienza della rete condiziona l'esposizione degli utenti perché la potenza di emissione del telefonino durante l'uso è tanto minore quanto migliore è la copertura fornita dalla stazione radio base più vicina", spiega il documento. I dati attuali, inoltre, non consentono valutazioni accurate del rischio dei tumori intracranici a più lenta crescita e mancano dati sugli effetti a lungo termine dell'uso del cellulare iniziato durante l'infanzia. Inoltre, la potenza media per chiamata di un cellulare connesso ad una rete 3G o 4G (Umts o Lte) è 100-500 volte inferiore a quella di un dispositivo collegato ad una rete 2G (GSM 900-1800 MHz). E' scontato che le sorgenti emittenti aumenteranno, "ma avranno potenze medie inferiori a quelle degli impianti attuali e la rapida variazione temporale dei segnali dovuta all'irradiazione indirizzabile verso l'utente (beam-forming) comporterà un'ulteriore riduzione dei livelli medi di campo nelle aree circostanti".

Per l'Istituto Superiore della Sanità non ci sono prove che colleghino l'uso del telefonino al rischio di cancro. Gli studi in corso (Cosmos, MobiKids, GERoNiMo) contribuiranno a chiarire le residue incertezze.

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