Domenica, 13 Ottobre, 2019

Il Senato ha approvato il ddl sul taglio dei parlamentari

Cosa prevede e quali sono i rischi della riforma per ridurre il numero dei parlamentari Taglio dei parlamentari, terzo ok. A settembre il via libera definitivo
Evangelisti Maggiorino | 11 Luglio, 2019, 15:08

Forza Italia non ha partecipato al voto. Serviva la maggioranza assoluta. Lo ha detto il vicepremier Luuigi Di Maio davanti al Senato in diretta Facebook.

È arrivata l'approvazione a Palazzo Madama del ddl costituzionale sul taglio dei parlamentari, 180 i voti favorevoli e 50 contrari. La proposta dei 5 Stelle è di ridurli a 600. Sforbiciata anche per deputati e senatori eletti all'estero che passerebbero rispettivamente da 12 a 8 e da 6 a 4.

Per quanto riguarda invece il numero di senatori, si passerebbe da una rappresentanza di 0,5 per ogni 100.000 abitanti, a un indice di 0,3. Resterebbero invariate le eccezioni rappresentate da Molise (2 senatori) e Valle d'Aosta (1 senatore). Quando la legge fondamentale dell'Italia, la Costituzione, deve essere modificata, non si segue infatti il percorso legislativo ordinario.

Il cosiddetto "procedimento aggravato", definito dall'art.138 della Costituzione, prevede che le riforme della stessa debbano essere votate positivamente per ben due volte da entrambe le Camere del Parlamento. Per evitare un eventuale referendum servono i due terzi di Camera e Senato.

Con la riforma costituzionale si presenta il problema della rappresentanza democratica. Il movimento 5 Stelle sbandiera un risparmio di 500 milioni di euro a legislatura, secondo altri i soldi risparmiati saranno molti meno. A dirlo è Massimo Luciani, ex presidente dell'Associazione dei costituzionalisti italiani. Da allora, nel corso del dibattito sulle riforme istituzionali, il Parlamento italiano è giunto in più occasioni a deliberare una modificazione del numero dei parlamentari nell'ambito di progetti più ampi di revisione del bicameralismo, senza tuttavia che l'iter della revisione costituzionale trovasse poi definitivo compimento. Così Matteo Salvini, lasciando il Senato dopo il semaforo verde alla riforma.

Il problema si presenterebbe ancora più sentito presso le commissioni permanenti. Il numero degli abitanti per deputato aumenterebbe così da 96.006 a 151.210. La riduzione è del 36,5%.

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