Venerdì, 23 Agosto, 2019

Università: Rapporto AlmaLaurea 2019

L'occupazione dei laureati migliora l'85,5% ha lavoro ma la crisi pesa ancora 6 giugno 2019
Esposti Saturniano | 08 Giugno, 2019, 17:55

Il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea ha presentato il 6 giugno, all'Università La Sapienza di Roma, il XXI Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati al Convegno Università e mercato del lavoro. E' quanto emerge dai Rapporti 2019 AlmaLaurea sul Profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati.

Soddisfatto del dato bergamasco, il Rettore dell'Università degli Studi di Bergamo, Remo Morzenti Pellegrini, sottolinea: "Anche quest'anno il nostro ateneo si distingue nel panorama nazionale posizionandosi, sul piano occupazionale, sopra la media. Strada confermata anche dai dati emersi dal rapporto AlmaLaurea 2019".

L'indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 7240 studenti dell'ateneo scaligero ad uno e a cinque anni dal conseguimento del titolo.

Per la sezione sul profilo dei laureati sono state analizzate le performance formative di oltre 280mila laureati nel 2018: in particolare, 160mila laureati di primo livello, 82mila dei percorsi magistrali biennali e 37mila a ciclo unico.

L'Università di Trento conferma inoltre la propria attrattività: proviene da fuori regione il 57,1% dei laureati, a fronte del dato nazionale di 22,7%.

Nel 2018 il tasso di occupazione che è pari al 72,1% tra i laureati di primo livello e al 69,4% tra i laureati di secondo livello.

I laureati coinvolti nel rapporto sono 4884, tra cui 3244 di primo livello, 1258 magistrali biennali e 375 a ciclo unico; i restanti sono laureati in altri corsi pre riforma. "Una situazione ideale che consente un tutoraggio individualizzato di ciascuno studente sia durante il percorso di studi sia durante l'accompagnamento post laurea svolto dai nostri uffici di Job Placement". In primo luogo, la retribuzione media mensile ad un anno dalla laurea aumenta di oltre 200 euro (leggermente superiore al dato regionale), portandosi a ridosso della media nazionale. 273 mila di primo e secondo livello - magistrali biennali e magistrali a ciclo unico - del 2017, contattati a un anno dal termine degli studi, 110 mila di secondo livello del 2015, contattati a tre anni dal conseguimento del titolo, e 110 mila del 2013, contattati a cinque anni dalla laurea. In termini assoluti, il numero di occupati per i laureati a un anno di distanza è pari a 2.386 unità, mentre a tre anni tale valore sale a 2.852, per arrivare, a 5 anni, a 2.442, con tempi d'ingresso medi per le tre categorie dall'inizio della ricerca al reperimento del primo lavoro di 3,1 mesi (rispetto ai 2,7 mesi dell'edizione passata), 5 (contro i 4,6 mesi dell'anno scorso), 6,4 (vs 5,6 mesi) e dalla laurea di 4,5, 6,6, 8,6 mesi (contro rispettivamente 4,2, 6,5 e 8,2 mesi della passata edizione). Il dato è superiore (di 10 punti percentuali) alla media nazionale. L'andamento delle immatricolazioni per area disciplinare mostra risultati interessanti: rispetto all'anno accademico 2003/04, il trend è in calo per tutte le aree disciplinari fatta eccezione per l'area scientifica, in cui si rileva un aumento del 13%. In quest'ottica ormai l'Universita' degli Studi di Messina si muove, moltiplicando le opportunita' fornite ai nostri studenti. "Per i giovani - ha commentato Dionigi - la laurea non è un passaporto ma un foglio di Daspo". Oltre la metà degli occupati, a un anno, considera il titolo di laurea "molto efficace o efficace" per lo svolgimento del proprio lavoro.

Per analizzare la soddisfazione per l'esperienza universitaria appena conclusa si è scelto di prendere in considerazione l'opinione espressa dal complesso dei laureati in merito ad alcuni aspetti: L'87,0% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l'89,3% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso.

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