Giovedi, 19 Settembre, 2019

Sudan, oltre 35 morti in un attacco militare a Khartoum

Un manifestante a Khartoum in Sudan il 3 giugno 2019 Un manifestante a Khartoum in Sudan il 3 giugno 2019
Evangelisti Maggiorino | 07 Giugno, 2019, 22:27

I militari al potere hanno assicurato di aver avviato una indagine per punire i responsabili della repressione. La milizia paramilitare era nota con il nome di Janjaweed, un gruppo di combattenti salito agli onori delle cronache per le violenze in Darfur nel 2003. Le notizie, ancora una volta, vengono tutte dall'opposizione: "I corpi di quaranta dei nostri nobili martiri sono stati recuperati ieri dal fiume Nilo", scrive su Facebook il Comitato centrale dei medici sudanesi. "È un massacro", ha aggiunto l'associazione. "Ora, l'unico modo per prevenire il collasso del Paese è consegnare il potere a un governo civile, senza ulteriori ritardi", ha detto Yasser Arman, uno dei leader delle forze di libertà e cambiamento, la coalizione che conduce le proteste nel Paese.

La giunta militare nega di aver condotto un attacco mirato al sit-in, sorto prima della cacciata di Bashir e poi rimasto in piedi per fare pressione sui militari: il portavoce del Consiglio militare, Shams al Deen al Kabashi, ha dichiarato in tv che le forze di sicurezza hanno solo preso di mira una zona limitrofa al campo, dove si ritiene avvengano attività criminali, ma ha ammesso l'intenzione di rimuovere tutti i blocchi stradali della capitale. I dimostranti che chiedono un rapida transizione dei poteri dalla giunta militare a un'autorità civile, dopo la fine dell'era del presidente Omar al Bashir, hanno annunciato di aver sospeso i negoziati con i militari. La transizione di tre anni è però una richiesta evidentemente inaccettabile per i militari, che ieri hanno annunciato il voto entro nove mesi, rinfocolando la protesta che, a questo punto, è stata repressa nel sangue. La protesta democratica ha cercato di riorganizzarsi e di rifarsi viva, e gli organizzatori hanno incitato a sfidare il regime per l'occorrenza della fina del Ramadan. Ma alle pattuglie di soldati, sempre stando alle forze d'opposizione, si è affiancata l'opera violenta di miliziani paramilitari, che picchiano, rapiscono, torturano, uccidono.

L'Associazione dei professionisti sudanesi (Spa), che sta guidando le proteste a livello nazionale, ha chiesto una campagna di "radicale disobbedienza civile per rovesciare il consiglio militare infido e assassino". Il dittatore fu estromesso l'11 aprile, sei giorni dopo che la protesta aveva assunto la forma pacifica di un sit-in permanente, simile a quello degli studenti di Piazza Tienanmen in Cina.

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