Sabato, 24 Agosto, 2019

Trump ricompatta la Cina dietro l'orgoglio nazionale

Ft: guerra dazi rischia di sfuggire di mano, minaccia ordine mondiale Trump ricompatta la Cina dietro l'orgoglio nazionale
Evangelisti Maggiorino | 16 Mag, 2019, 16:53

Lo hanno fatto sorvolando sulla carenza locale di diritti del lavoro, sul pericolo che i loro prodotti sarebbero stati copiati e su altri comportamenti che secondo la OMC sono scorretti, come gli aiuti di stato alle produzioni locali per favorirle rispetto a quelle estere ed il non rispetto della proprietà intellettuale.

Secondo gli esperti, è stata proprio la situazione positiva dell'economia e dei mercati ad aver incoraggiato Trump ad agire più duramente contro la Cina, insieme al fatto che una sua rielezione è ritenuta molto probabile. È questo il tenore dei commenti cinesi alle decisioni del presidente statunitense di imporre dazi su circa 200 miliardi di dollari di beni provenienti dal paese asiatico. Le importazioni in USA divenute troppo care per via dei dazi non vengono sostituite dalla produzione nazionale, bensì con importazioni da altri paesi non sottoposti a dogana. "Se non possono recarsi negli Stati Uniti (durante le recenti festività del 1° maggio, tuttavia, gli States sono risultati la 9ª destinazione in assoluto per i viaggiatori con gli occhi a mandorla), troveranno un'alternativa".

Nel caso in cui il governo cinese decida di ridurre il suo ruolo nel mercato, l'economia statunitense, che dipende in larga misura dall'acquisto dei suoi titoli da parte di entità sovrane, potrebbe risentirne.

Gli Stati Uniti sono il "salvadanaio che tutti vogliono razziare e sfruttare".

Nella peggiore delle ipotesi, gli eventuali, nuovi dazi potrebbero arrivare al 25%. I dati hanno mostrato che nel corso degli anni gli Stati Uniti hanno guadagnato enormi profitti dal mercato cinese.

Un aspetto più preoccupante, di cui Trump è ben consapevole, è l'impatto della disputa sugli agricoltori, che saranno un gruppo di votanti di importanza cruciale nelle elezioni del 2020.

È un segnale che evidenzia un trend.

Gli Usa potrebbero tenersi la soia, ma le esperienze passate non sono incoraggianti:le scorte statali di grano accumulate negli anni '80, quando l'amministrazione Carter decise di vietare l'export all'Unione sovietica, impiegarono quasi un decennio per smaltirsi e nel frattempo il prezzo del cereale rimase a lungo depresso.

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