Lunedi, 26 Ottobre, 2020

Fascisti al Salone, una scelta politica

Salone del Libro Fascisti al Salone, una scelta politica
Evangelisti Maggiorino | 07 Mag, 2019, 15:41

La lettera, firmata da Halina Birenbaum, sopravvissuta al lager e dal direttore del museo di Auschwitz Piotr Cywinski, è arrivata ieri sera in Comune è rilancia il dilemma che da due giorni assilla gli organizzatori del Salone del Libro: confermare oppure no la presenza di Altaforte, l'editrice vicina a Casapound alla kermesse libraria che si inaugura giovedì? Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove?

A confermare la partecipazione al Salone, anche la scrittrice Michela Murgia, che in un lungo post su Facebook, condiviso dal direttore del Salone Nicola Lagioia, ha spiegato: "Se CasaPound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere?" Siamo convinti che i presidii non vadano abbandonati, né si debbano cedere gli spazi di incontro e di confronto che ancora ci restano. "Lo faremo non 'nonostante' la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio 'a motivo' della loro presenza", conclude il post. "No, non è accetabile", è stata la risposta dell'esponente del governo, che ha rivelato di aver dato incarico agli uffici tecnici per capire il ministero che ruolo abbia rispetto al Salone del libro. A questo punto Christian Raimo, consulente del comitato editoriale, ha scritto un lungo post su Facebook che ha poi cancellato: "Nell'ultimo anno le cose sono cambiate". Lagioia aveva spiegato la distanza da posizioni fasciste del Comitato editoriale del Salone, aveva assicurato che Salvini non avrebbe presentato il suo libro e aveva invitato i politici a non strumentalizzare l'evento. Materia della magistratura, quindi, è giudicare se un individuo o un'organizzazione persegua finalità antidemocratiche.

Il consulente Raimo ha evidentemente parlato a titolo personale (specificando "è la mia opinione, non voglio dare patenti di antifascismo a nessuno"), ma la sua riflessione è servita a molti per mettere in discussione questa edizione del Salone del libro: lo storico Carlo Ginzburg ha annullato la sua partecipazione ("la mia è una scelta politica"), e così ha fatto anche la giornalista Francesca Mannocchi, esperta di immigrazione e premiata reportagista (Raimo, dal canto suo, ha invece poi annunciato che sarà comunque nel capoluogo piemontese), come anche il collettivo culturale Wu Ming e il fumettista Zerocalcare. E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. E' solo con la cultura - dice - che possiamo porre un argine a ogni possibile degenerazione o ritorno di ciò che deve essere archiviato per sempre. Lo scrivono Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, e Andrea Polacchi, presidente del comitato Arci Torino.

"È assurdo ricevere minacce di morte per aver pubblicato un libro-intervista sul ministro dell'Interno che sarà votato da un italiano su tre - aggiunge Polacchi - noi siamo una casa editrice sovranista e Salvini è la persona che in questo momento incarna con maggior credito l'idea sovranista". "Mi sembra assurdo che venga presa come punto di riferimento". I dati sono obbligatori al fine di autorizzare la pubblicazione del commento e non saranno pubblicati insieme al commento salvo esplicita indicazione da parte dell'utente. "Non faccio jihad, non traccio linee di buoni o cattivi tra chi va e chi non va, sono questioni complesse che non si esauriscono in una scelta sotto i riflettori del salone del libro e su cui spero continueremo a misurarci perché la partita non si chiude così".

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