Mercoledì, 02 Dicembre, 2020

AltaForte 'fascista', è ancora polemica

Carlo Ginzburg AltaForte 'fascista', è ancora polemica
Deangelis Cassiopea | 07 Mag, 2019, 11:07

Continuano le polemiche sulla partecipazione al prossimo Salone del Libro di Torino - in programma da giovedì 9 a lunedì 13 maggio - della casa editrice Altaforte, che ha pubblicato l'intervista biografia con Matteo Salvini. Il collettivo Wu Ming fa parte di un "collettivo di collettivi" la Wu Ming Foundation, che comprende anche altri progetti, come la punk-rock band Wu Ming Contingent, il blog Giap, l'officina di narrazioni Wu Ming Lab e altri gruppi di lavoro di ispirazione comunista.

All'indomani del suo addio al Salone, però, quelle tesi bislacche di Raimo sono state riprese dal collettivo di Wu Ming, un polo letterario di estrema sinistra, un collettivo di scrittori provenienti dalla sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999), divenuto celebre con il romanzo Q.

"Le dimissioni di Raimo mi addolorano" scrive il direttore Lagioia: "il contributo che ha dato al Salone in questi anni è stato enorme, ed è comprovato da un successo riconosciuto da tutti". Infine è arrivato anche il no di People, casa editrice di Giuseppe Civati: "Il nostro stand al Lingotto sarà lasciato vuoto per tutta la durata della manifestazione, e saremo rappresentati solo dalla scritta 'Stand against fascism' che intendiamo affiggervi".

La polemica scuote il Salone del Libro alla sua vigilia. "Lo faremo non 'nonostante' la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio 'a motivo' della loro presenza", conclude il post.

Le assenza al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino cominciano a essere molte e sempre più rumorose. Lo ha dichiarato il comitato di indirizzo, che tenta così di mettere la parola fine alla questione. Al contrario, saremo comunque presenti in città, e annunceremo presto gli eventi che terremo al di fuori del Salone, come gesto di protesta. Questo semplice concetto in premessa deve essere molto chiaro, così come deve essere altrettanto chiaro che, in democrazia, non esistono alternative praticabili a questa posizione. Materia della magistratura, quindi, è giudicare se un individuo o un'organizzazione persegua finalità antidemocratiche.

Lucia Borgonzoni, la sottosegretaria ai Beni culturali, proprio ieri in giornata aveva preso posizione sull'intervento di Raimo: "Le accuse di fascismo e razzismo rivolte pubblicamente ad alcuni giornalisti italiani da parte del consulente del Salone del Libro di Torino, Christian Raimo, sono di una gravità inaudita".

Gepostet von Nicola Lagioia am Samstag, 4. Raimo l'ha fatto senza che nessuno gliel'abbia imposto, e questo ai miei occhi lo nobilita. Gli altri si guardino allo specchio. Le dimissioni - secondo il direttore - non cambieranno nulla nella linea editoriale del Salone: "Il Salone si basa invece sulla condivisione". Con un comunicato che in sostanza dice: Casapound non è fuorilegge, dunque può stare al Salone, basta che paghi. "Ed è il motivo per il quale, da ora in avanti, sarà il Salone a parlare per noi - i suoi incontri, i suoi dibattiti, le sue presentazioni, la sua comunità".

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