Giovedi, 22 Agosto, 2019

Facebook studia un proprio bitcoin per pagamenti "minaccia a carte di credito"

Bitcoin mira ai 6.000$ ecco le strategie operative di breve periodo Facebook studia un proprio bitcoin
Esposti Saturniano | 05 Mag, 2019, 17:53

Già alcuni mesi fa Facebook ha rivelato che stava lavorando per la realizzare un sistema di pagamento basato su una propria criptomoneta.

Facebook sembra sempre più decisa a seguire la strada della blockchain e delle monete virtuali: a confermalo è il Wall Street Journal, secondo cui l'azienda starebbe finalizzando, all'interno dell'operazione 'Project Libra', degli accordi con i vari gruppi finanziari per iniziare ad usare una propria "criptovaluta". Siamo andati più in alto in un canale di trend up, che ovviamente è rialzista e il fatto che abbiamo chiarito il livello di 5000 $ non dovrebbe essere ignorato. Le criptovalute, invece, sono suscettibili a fluttuazioni di valore molto significative.

Gli ostacoli comunque non sono pochi: fra questi lo scetticismo nei confronti delle criptovalute nei pagamenti.

Questo sistema potrebbe creare problemi alle carte di credito, perché non sarebbe soggetto alle commissioni, che solitamente quest'ultime hanno e potrebbe essere preferito dagli utenti, dovesse entrare a regime nell'utilizzo quotidiano.

Al fine di adottare il nuovo metodo di pagamento, l'azienda di Mark Zuckerberg potrebbe proporre ai suoi iscritti un sistema incentivante (per esempio un cashback) che in poco tempo possa spostare i volumi di transazioni verso la nuova piattaforma. Così come confermato nella giornata di martedì scorso attraverso un comunicato stampa, infatti, grazie a una partnership con Refundo (provider USA di servizi fiscali) BitPay ha messo a segno un altro colpo importante tanto per se quanto per tutto l'ecosistema delle criptovalute; d'altro canto, come affermato dallo stesso Roger Chinchilla (amministratore delegato di Refundo) includere la possibilità per i contribuenti di incassare i loro rimborsi in bitcoin era una scelta naturale dal momento che molti dei clienti non possiedono un conto corrente tradizionale e sono quindi costretti a pagare commissioni esorbitanti per incassare gli assegni.

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