Lunedi, 15 Luglio, 2019

Cervelli di maiale riattivati dopo la morte: l'incredibile scoperta dell'Università di Yale

Riattivate dopo la morte cellule cervello di maiale Cervelli “riattivati” ore dopo morte, studio su capacità ritenuta impossibile
Machelli Zaccheo | 19 Aprile, 2019, 23:45

Gli scienziati americani, dell'Università di Yale, hanno parzialmente rianimato i cervelli di alcuni maiali morti da quattro ore, lo scrive Bbc. "Non è la realizzazione del sogno di Frankenstein, ma una speranza per le cure", spiegano i ricercatori dell'Università di Yale, che ha appena raggiunto un risultato finora insperato nel campo delle neuroscienze. La giovane ricercatrice ha notato anche una debolissima attività elettrica legata però alle singole cellule: l'elettroencefalogramma resta piatto e non si può parlare di alcun risveglio della coscienza.

Un gruppo di scienziati ha ridato vita al cervello di un animale deceduto da alcune ore.

Questa ricerca mostra che la cessazione di alcune delle funzioni cerebrali della morte non è irreversibile come si pensava. Ad una stretta ed approfondita osservazione, diverse funzioni cellulari basilari ed elementari hanno ricominciato con grossa sorpresa dei ricercatori a rimettersi in moto.

Si tratta di un sistema di perfusione artificiale che pompa una soluzione sperimentale nel cervello e che va, essenzialmente, ad imitare la funzione del flusso sanguigno. I risultati sono stati sorprendenti, infatti i cervelli, dopo 4 ore di immersione con questa sostanza, ha visto un progressivo riattivarsi delle attività celebrali, compresa la formazione di connessioni tra i neuroni, ovvero le classiche sinapsi.

Qui i ricercatori hanno utilizzato un sistema denominato BrainEx per preservare il tessuto cerebrale riattivando la vascolarizzazione del cervello.

Tuttavia, gli stessi ricercatori fanno notare che quand'anche questo approccio potesse essere effettuato su un cervello umano, esso andrebbe eseguito sotto stretta sorveglianza etica. Incuriositi, hanno studiato il cervello dei maiali morti, destinati alla produzione alimentare, con lo scopo di capire quanto sia diffusa questa vitalità postmortem in un cervello intatto. Le implicazioni dello studio sono diverse: dallo studio delle radici di alcuni disturbi cerebrali alla ricerca sulla connettività neuronale in condizioni sia normali che patologiche. Un risultato importante che conquistato la copertina della prestigiosa rivista scientifica Nature e che potrebbe contribuire in maniera decisiva sullo studio di terapie contro i danni cerebrali dovuti alle malattie degenerative e più in generale sulla ricerca sul cervello umano. Molte malattie e patologie, come per esempio l'ictus o il morbo di Alzheimer, derivano da problemi al cervello, perciò la maggior parte degli studi e delle ricerche scientifiche si basano sull'analisi e sulla scoperta di questo organo, proprio come dimostra la grande scoperta fatta recentemente.

"I ricercatori erano pronti a intervenire con l'uso di anestetici e di riduzione della temperatura per fermare l'attività elettrica globale organizzata, qualora fosse emersa. Tutti hanno concordato in anticipo sul fatto che esperimenti sulla ripresa dell'attività" cerebrale "globale non potrebbero andare avanti senza chiari standard etici e meccanismi di supervisione istituzionale".

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