Venerdì, 19 Aprile, 2019

Pantani, Rapetto: "Qualcuno era con lui quando la morte e' arrivata"

Caso Pantani il generale Rapetto all'Antimafia Marco Pantani, il generale Rapetto: "Qualcuno era con lui quando morì"
Cacciopini Corbiniano | 17 Aprile, 2019, 10:56

Il cadavere di Marco Pantani, trovato senza vita in un residence a Rimini il 14 febbraio 2004, fu "spostato". Lo ha detto Umberto Rapetto, già generale di brigata della Guardia di Finanza, ascoltato in Commissione parlamentare antimafia sulla morte del ciclista.

"Il dottore racconta che quando ha terminato le operazioni relative all'autopsia - ha detto oggi Rapetto - si è sentito seguito (solo dopo ha capito che si trattava di giornalisti) e anziché portare il cuore e i campioni nella struttura ospedaliera se li è portati a casa, in una cantina che aveva un frigo idoneo per la conservazione dei prelievi".

Non solo. Nel residence in cui alloggiava si accedeva attraverso la reception, ma anche dal garage.

Rapetto si è soffermato sulla presenza dei sotterranei e di un garage nell'albergo in cui è stato trovato il corpo del ciclista: la possibilità di accedere in camera direttamente dal garage "esorbitava da qualunque controllo poteva essere esercitato dal bureau".

Come la posizione di un braccio: "Non si può pensare che sia stato lui a strisciare il braccio prima di esalare l'ultimo respiro". "Pantani la mattina del decesso - ha ricordato Rapetto - chiede più volte di chiamare i carabinieri perché ci stava qualcuno che lo stava disturbando". L'ex generale di brigata ha ricordato un servizio fatto dalle Iene poco tempo fa dove sono state raccolte anche delle testimonianze.

"L'audizione di Rapetto davanti alla Commissione antimafia rappresenta un momento molto importante, fondamentale per cercare finalmente, con la giusta determinazione, la verità sulla morte di Marco Pantani".

I consulenti della famiglia Pantani, il generale Rapetto e l'avvocato Cocco, auditi oggi in Commissione Antimafia, hanno evidenziato una serie di ambiguità relative alle analisi che seguirono la morte del Pirata. "Riteniamo - osserva l'avvocato - che la Commissione Antimafia saprà ricercare e approfondire i tanti elementi emersi in questi anni, che rendono ormai non più sostenibile la tesi ufficiale sulla morte del campione". "Ringraziamo, unitamente alla famiglia, la Commissione Antimafia per l'impegno che sta dimostrando in questo senso", ha sottolineato il legale della famiglia. "Riteniamo che la figura del generale Rapetto parli da sola in merito all'attendibilità di quanto da lui affermato".

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