Lunedi, 25 Marzo, 2019

Via della Seta: il memorandum con la Cina spiegato da Lucio Caracciolo

Via della Seta Mediterraneo sempre più strategico per la Cina Belt and Road Initiative, Pechino: «Diamo il benvenuto alla partecipazione dell'Italia»
Esposti Saturniano | 15 Marzo, 2019, 13:04

In conclusione, non credo si debba autoescludersi da una intensificata collaborazione con la Cina che possa essere di nostro beneficio, ma si deve procedere ad occhi apertissimi e con tutta la prudenza e le salvaguardie possibili. Ma la scelta del governo di Roma fa già discutere.

I timori espressi da importanti esponenti statunitensi (Nuova Via della Seta: governo italiano si schiera con Pechino) ed europei sono infondati: "l'Italia formalizza in modo trasparente la cornice entro cui avviare questa collaborazione, difendendo i principi e le linee del quadro europeo, che abbiamo contribuito a costruire, senza mettere minimamente in discussione la sua collocazione Euroatlantica". "Noi riteniamo che i percorsi di interdipendenza di largo respiro nel lungo termine portino a reciproci condizionamenti fra le economie che ne sono protagoniste".

Anche in Europa l'atteggiamento nei confronti della Cina ha nel frattempo subito una evoluzione. L'intesa per la firma è già stata raggiunta, come si legge sul sito del Ministero dello Sviluppo economico, dove già l'8 settembre si dava conto della missione del sottosegretario Michele Geraci in Cina, conclusa con il raggiungimento di un accordo. "Con gli Usa - afferma il presidente del Consiglio- sediamo fianco a fianco ogni giorno nel Consiglio atlantico, che ci offre, ancora oggi, la più solida garanzia di sicurezza". Inoltre, come ha ricordato il Premier nella sua intervista al Corriere, sono a più riprese richiamati i limiti e gli obblighi derivanti dalle norme internazionali e dalle politiche definite dall'Unione Europea. Basta pensare che in Italia sono miliardi gli investimenti made in Cina, gli ultimi più noti sono stati sicuramente quelli nel mondo del calcio, vedi l'Inter. I Paesi che hanno già sottoscritto un memorandum sono Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia. Tutto questo per dire che forse c'è stato un equivoco: il popolo aveva capito di avere a Palazzo Chigi un premier avvocato, ora ha scoperto di avere al comando un algoritmo di nome Antani. Apparentemente circoscritto al tema della partecipazione italiana alla Bri, e comunque privo di effetti giuridicamente vincolanti, il MoU è in effetti un documento programmatico molto ambizioso che delinea una sorta di partenariato strategico di ampio respiro che copre un numero impressionante di settori: commercio, investimenti, finanza, trasporti, logistica, infrastrutture, connettività, sviluppo sostenibile e mobilità delle persone fino alla cooperazione in Paesi terzi. Tra i partner Ue siamo solo il quarto esportatore verso la Cina, a grande distanza soprattutto dalla Germania. Le élite cinesi hanno compreso che il meccanismo dell'accumulazione primitiva - produrre di tutto a basso costo per esportarlo ovunque forsennatamente - ha dato ciò che poteva dare e non è più in grado di continuare a far crescere il paese a ritmi sostenuti.

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