Mercoledì, 22 Mag, 2019

Tumore al seno, scoperti i geni che predicono il rischio metastasi

Tumore al seno Tumore al seno, identificati geni che predicono il rischio metastasi
Machelli Zaccheo | 08 Marzo, 2019, 16:11

Questo rivoluzionario studio è stato realizzato dall'Istituto Europeo di Oncologia e dall'Università di Milano, con il sostegno dall'Associazione italiana ricerca cancro.

Nello specifico, è stato identificato un insieme di geni che sarebbero in grade di "prevedere" il rischio di metastasi nel tumore al seno.

La Asl di Rieti ha avviato due nuovi progetti dedicati alle donne in terapia per il tumore alla mammella, con l'obiettivo di tutelare il più possibile la qualità di vita e la consapevolezza del loro diritto alla salute.

L'individuazione di questi geni permetterà di eseguire trattamenti personalizzati, adeguando le terapie mediche e chirurgiche in base al rischio effettivo della singola paziente di sviluppare metastasi nel tempo.

La ricerca sostenuta dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, grazie al lavoro dell'Istituto Europeo di Oncologia e dell'Università di Milano, ha portato alla scoperta di alcuni geni che possono predire il rischio di metastasi. I risultati, che trasformeranno la strategia terapeutica nei casi neoplasia al seno, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Ebiomedicine del Gruppo Lancet. È più affidabile dei parametri clinico-patologici che si utilizzano oggi, per determinare la gravità della malattia, prevederne la prognosi e scegliere il percorso terapeutico più adeguato centrando il bersaglio.

"La firma molecolare staminale che abbiamo sviluppato - continua Pece - è in grado di misurare il rischio di metastasi in tumori mammari molto differenti tra loro, come nel caso dei tumori luminali e triplo-negativi".

La dinamica della ricercaPaolo Veronesi, direttore del Programma Senologia Ieo e professore di Chirurgia generale alla Statale meneghina illustra il percorso della ricerca: "Abbiamo analizzato più di 2 mila pazienti con tumore del seno, seguite per circa 15 anni nel loro decorso clinico all'Ieo".

In attesa delle prime applicazioni sulle terapie dei pazienti, sono in corso gli studi per la validazione dell'efficacia clinica della firma molecolare. Alla guida i professori Pier Paolo Di Fiore e Salvatore Pece. Ma non intendiamo fermarci al valore predittivo prognostico della nostra firma. Questo dipende sia dal numero, sia dall'aggressività biologica delle cellule staminali del cancro. Infine, si potrà lavorare allo sviluppo di nuovi farmaci in grado di agire sulle proteine codificate dai geni della firma staminale, per bloccare l'attività di queste cellule. I parametri fino ad ora utilizzati guardano alle caratteristiche dell'intera massa tumorale, come il profilo ormonale o il livello di proliferazione, invece che a quella rara sottopopolazione di cellule staminali neoplastiche che si nasconde all'interno dei tumori.

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