Domenica, 25 Agosto, 2019

È vero che la Commissione Europea sbaglia sempre le previsioni economiche?

L’Ue taglia le stime di crescita del Pil: ora l’Italia è ultima in Europa Commissione Ue taglia ancora il Pil italiano (+0,2%): siamo ultimi in Europa per crescita
Evangelisti Maggiorino | 12 Febbraio, 2019, 02:55

"Tra i maggiori Stati membri, revisioni al ribasso della crescita sono state considerevoli", sottolinea la Commissione.

L'economia italiana ha inanellato due trimestri consecutivi di contrazione nel secondo semestre del 2018, entrando in recessione tecnica. Dalla Commissione al momento non vengono fornite cifre e palazzo Berlaymont non conferma le notizie di un taglio allo 0,2% del Pil italiano. Così uno dei portavoce della Commissione europea a chi gli chiedeva di commentare la crisi diplomatica in atto fra l'Italia e la Francia. Ad oggi il Governo ritiene invece che nel 2019 il PIL italiano aumenterà dell'1%.

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Secondo l'Istat l'Italia nel 2017 era passata dal -1,7% del Pil del 2013 (anno precedente all'insediamento di Renzi a Palazzo Chigi) al +0,9% del 2016 (anno delle dimissioni). Dunque un aumento complessivo di 2,6 punti percentuali, e non di 3. La media di errore nei dieci anni considerati è di 0,66 punti. Ovvero una crescita di due punti. L'economia italiana sarà di nuovo fanalino di coda, con il rischio che deficit e debito vadano fuori controllo. Sì, ma per troppo ottimismo... "Occorre far passare la differenza chi crede nell'Europa e chi la vuole indebolire". La stima peggiore dopo l'Italia è quella della crescita in Germania, che dovrebbe rallentare all'1,1 per cento quest'anno, per poi riprendersi con un +1,7 per cento per il 2020.

"Questo parere (non vincolante, ndr) è molto importante per noi perché l'impatto finanziario e la proposta di 10mila agenti operativi entro il 2020 è cruciale per gli enti locali e regionali nell'ottica di una politica europea coerente e comprensiva sulla migrazione", ha dichiarato il consigliere regionale del FVG Franco Iacop.

I Paesi dell'Unione europea sono riusciti a trovare un accordo sulla bozza della riforma del diritto d'autore, nonostante il voto contrario dell'Italia e di altre sette nazioni. Lo si evince bene dalla nuova impennata dello spread che ha chiuso a 280 dopo il drastico giudizio del Fmi. È più che un'ipotesi che la tecnocrazia finanziaria apolide stia dissanguando gli Stati non più sovrani ma sudditi quando questi attuano, o tentano di attuare, un esercizio legittimo della propria politica economica legittimato dal voto delle urne.

Dietro il dato 'tecnico' della recessione, frutto di anni di sciagurate politiche di austerity, si intravede la cerimonia funebre del modello occidentale di democrazia rappresentativa.

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