Mercoledì, 24 Aprile, 2019

Impiantata prima mano robotica permanente al mondo

Christian Cipriani e la mano robotica Christian Cipriani e la mano robotica
Evangelisti Maggiorino | 06 Febbraio, 2019, 08:39

La donna, alla quale la mano era stata amputata nel 2002, è stata operata al Sahlgrenska University Hospital di Goteborg in Svezia, dai chirurghi Richard Brånemark e Paolo Sassu. L'intervento è stato eseguito in Svezia su una donna di 45 anni e la mano robotica è stata costruita grazie al progetto europeo DeTOP, guidato da Christian Cipriani, dell'Istituto di BioRobotica della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa. Del resto il nuovo impianto è stato sviluppato nel Paese scandinavo dal team guidato da Max Ortiz Catalan presso l'azienda che per prima ha realizzato una protesi artificiale, usando la tecnica dell'osteointegrazione, in collaborazione con la Chalmers University of Technology. In un intervento chirurgico pioneristico, sono stati innestati impianti in titanio nelle due ossa dell'avambraccio della donna (radio e ulna), sfruttando la tecnica dell'osteointegrazione combinata alle interfacce muscolari. La mano robotica è stata realizzata dalla Scuola superiore Sant'Anna e dall'azienda Prensilia, spin-off dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Sant'Anna, nell'ambito del progetto DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated with neural control and sensory feedback), finanziato dalla Commissione europea all'interno del programma Horizon 2020. L'impianto funge da tramite tra lo scheletro e la mano robotica sviluppata dalla Scuola Superiore Sant'Anna e da Prensilia.

I benefici sulla vita quotidiana, sia da un punto di vista pratico che all'interno della dimensione sociale, sono molteplici, spiegano gli esperti: la tecnica osteointegrata permette di superare i limiti delle protesi convenzionali le quali possono riprodurre solo un paio di movimenti grossolani, come aprire e chiudere la mano.

Da qui, grazie a 16 elettrodi inseriti direttamente nei muscoli, è stato possibile stabilire il diretto collegamento tra la protesi e il sistema nervoso della donna, che potrà così controllare in modo molto efficace la mano robotica, ristabilendo anche il senso del tatto.

Le attuali protesi di mano hanno anche un feedback sensoriale limitato. Grazie ad elettrodi collegati ai nervi, infatti, il paziente può "sentire" il mondo circostante, quando afferra un oggetto o tocca un'altra persona.

La vera svolta sta nell'essere riusciti a innestare un impianto di questo tipo in una amputazione transradiale (cioè, sotto il gomito). Proprio perché si tratta di una protesi transradiale, il recupero delle funzionalità motorie e percettive sarà migliore perché ci sono molti più muscoli da cui estrarre i comandi neurali. Si ritiene che nelle prossime settimane potrà tornare a casa e usare quotidianamente la nuova mano. L'intervento è perfettamente riuscito ed i ricercatori stanno già vagliando la possibilità di effettuarne altri due, di cui uno in Italia ed uno in Svezia.

Per ora la paziente, una donna svedese, sta seguendo un programma di riabilitazione che le permetterà di riacquistare la forza nei muscoli dell'avambraccio, che si erano indeboliti in seguito all'amputazione, e sta imparando a controllare la stessa mano robotica.

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