Venerdì, 19 Aprile, 2019

Eni, maxi accordo con gli Emirati: rafforzata la presenza nel Golfo Persico

Giuseppe Conte negli Emirati Arabi uniti per la firma degli accordi commerciali Eni Giuseppe Conte negli Emirati Arabi uniti per la firma degli accordi commerciali Eni
Esposti Saturniano | 30 Gennaio, 2019, 09:59

La firma dell'intsa ha "un valore strategico per il nostro paese", afferma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che era presente alla firma tra l'ad dell'Eni, Claudio Descalzi, e il principe ereditario, Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Gli articoli sono disponibili su euronews.net per un periodo limitato. L'accordo, si legge in una nota, è stato firmato da Sua Eccellenza Sultan Ahmed Al Jaber, ministro di Stato degli Emirati Arabi Uniti e amministratore delegato di Adnoc, e da Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni. Una firma che porterà all'azienda italiana la capacità di raffinazione del 35%. Il gruppo energetico italiano ha infatti siglato un'intesa con ADNOC per l'acquisizione del 20% di ADNOC Refining e il 20% di una nuova joint venture che si occuperà della commercializzazione dei prodotti petroliferi. Lo dimostra l'appendice dell'operazione, ovvero quando verrà creato un ulteriore valore grazie alla nuova joint venture commerciale globale, che, una volta concretizzata, potrà essere un esportatore internazionale di prodotti di raffinazione Adnoc, con volumi di esportazione pari a circa il 70% del volume di produzione.

Per chiudersi ufficialmente, l'accordo di oggi deve passare ancora per diverse autorità regolatorie degli Emirati Arabi Uniti.

Ricordiamo che Adnoc Refining opera attraverso tre raffinerie, situate nelle aree di Ruwais (Ruwais East e Ruwais West) e Abu Dhabi (Abu Dhabi Refinery), con una capacità di raffinazione complessiva che supera i 900 mila barili al giorno.

Eni contribuirà allo sviluppo tecnologico degli impianti, avendo già maturato, nelle proprie raffinerie europee, un'ampia esperienza nella gestione dei processi utilizzati da Adnoc Refining (quali quelli relativi al cracking catalitico a letto fluido, all'hydrocracking, alla conversione e desolforazione dei residui, al cocking e altri) e nelle azioni di ottimizzazione volte a massimizzare il margine dei barili raffinati. L'operazione consentirà a Eni di rafforzare ulteriormente la resilienza del proprio business di raffinazione, riducendo l'obiettivo relativo al breakeven del margine di raffinazione del 50%, a circa 1,5 dollari al barile.

Lo scorso 12 gennaio Eni aveva chiuso un importante accordo che sanciva due concessioni esplorative nell'offshore nord-occidentale dell'Emirato di Abu Dhabi, per un investimento - di concerto con PTTEP - pari a circa 230 milioni di dollari in una superficie di 8.000 chilometri quadrati.

Descalzi: obiettivo diversificazione "Questi accordi consolidano la nostra forte partnership con Adnoc - è il commento del numero uno di Eni Descalzi -". "Nell'arco di meno di un anno - spiega - siamo stati in grado di creare un hub con attività upstream d'eccellenza e una capacità di raffinazione efficiente, di grandi dimensioni e con ulteriore potenziale di crescita".

"In questo modo Eni entra nel settore downstream degli Emirati Arabi Uniti "e aumenta del 35% la capacità di raffinazione globale", sottolineano gli analisti di Fidentiis che ritengono l'operazione in linea con la strategia annunciata da Eni di rendere il portafoglio complessivo del gruppo più diversificato a livello geografico, più equilibrato lungo la catena del valore, più efficiente e più resiliente per far fronte alla volatilità del mercato".

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