Lunedi, 10 Dicembre, 2018

Bambina nata dall'utero di una donatrice deceduta

KeystoneIl team di medici. Secondo da sinistra il dott. Dani Ejzenberg KeystoneIl team di medici. Secondo da sinistra il dott. Dani Ejzenberg
Machelli Zaccheo | 08 Dicembre, 2018, 17:40

L'equipe medica ha prelevato gli ovuli della donna, li ha fecondati con lo sperma del compagno e li ha congelati per impiantarli dopo il trapianto di utero. L'organo era stato espiantato da una donna di 45 anni deceduta a causa di un ictus. "Tuttavia, a nostra conoscenza, nessun caso di parto in vivo attraverso l'utero della donatrice deceduta è stato mai raggiunto con successo, sollevando dubbi sulla sua fattibilità e vitalità, incluso se l'utero rimane vitale dopo un'ischemia prolungata". Si tratta di una malformazione congenita che consiste nell'assenza dell'utero e delle tube, oltre che altre diverse malformazioni della zona vaginale. La 32enne ha avuto un ciclo di fecondazione in vitro 4 mesi prima del trapianto, che ha prodotto otto blastocisti crioconservate. Quasi un anno dopo, la madre e il bambino sono sani. Sua madre, 32 anni, non poteva avere figli perché nata senza utero a causa della sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser.

In un articolo di commento al resoconto sul trapianto brasiliano pubblicato sempre da Lancet, però, i ginecologi Cesar Diaz-Garcia e Antonio Pellicer di IVI, il più grande gruppo di riproduzione assistita al mondo, sostengono che, una volta ottimizzata, la procedura potrebbe essere presa in considerazione anche per situazioni più "controverse", come la presenza di fibromi non operabili o casi di ripetuti fallimenti di impianto dell'embrione. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

Le persone che vogliono donare organi a seguito di un decesso sono molte di più rispetto a quelle in vita e logicamente trovare un modo di utilizzare organi funzionanti, consente di allargare il potenziale di donatori a numeri molto più ampi. Un'opzione per chi di solito ha un donatore disponibile in famiglia, o un caro amico.

Qui abbiamo raccontato storie di trapianti d'organi.

Cleveland programma continua a usare donatori deceduti. I medici cercano di mantenere il tempo di un organo senza il flusso di sangue al minimo. Dal 2014 per chi soffre di questa condizione (e affini) è sorta una nuova speranza, grazie al lavoro di un team di ricerca svedese che è riuscito nel pionieristico intento di ottenere gravidanze di successo dopo il trapianto di utero da donatrice viva.

Altre Notizie