Lunedi, 10 Dicembre, 2018

"Santiago Italia", Moretti tra il Cile di ieri e l'Italia di oggi

Salvini: Salvini contro Moretti
Deangelis Cassiopea | 04 Dicembre, 2018, 11:52

Alla fine Nanni Moretti è riuscito a essere protagonista anche stavolta.

Il film si concentra, in particolare, sul ruolo svolto dall'ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l'Italia.

Con il tempo i film di Nanni Moretti sono maturati assieme al suo creatore, scavando sempre più nel profondo delle emozioni e di tutti quei piccoli dubbi che ogni giorno ognuno di noi affronta, ma che poche volte prima di lui avevano trovato la giusta rappresentazione sullo schermo. Di confermato, al momento, ci sono invece la sua presenza in sala e la presentazione al Reposi 3 alle 22 a fianco del direttore Emanuela Martini che, con la premiere del documentario in uscita nelle sale il 6 dicembre, ha segnato un bel colpo d'immagine per il festival e per la città che lo ospita. Il regista romano li incontra, li mette a proprio agio (nessuna testimonianza appare forzata o meno che naturale) e riesce a ottenere un racconto in tre parti compatto e progressivo: primo obiettivo raggiunto dunque, quello di rinsaldare la memoria storica.

Con Moretti tocchiamo un punto debole di chi scrive e come lo stesso Nanni nel trailer della sua ultima fatica dice all'intervistato, che gli comunica di essere stato rassicurato sull'imparzialità dell'intervista, posso affermare con certezza che "Io non sono imparziale".

"Sono arrivato in un paese che aveva fatto la guerra partigiana e che aveva difeso lo statuto dei lavoratori". "Santiago, Italia" è un bel modo per ricordare il sogno perduto del Paese che fu di Allende, ma anche per farci riflettere su cosa sia diventato il nostro. Non è interessato a interpellare collaborazionisti pentiti o militari forzati a obbedire agli ordini, e le uniche due voci dell'altra parte intervistate sono un ufficiale ancora convinto della bontà del colpo di stato e il già citato militare in carcere.

Uno che "Voi gridavate cose orrende e violentissime e voi siete imbruttiti" e che non ha mai cercato, seppure a qualcuno possa risultare difficile crederlo, di imporre con forza la sua visione artistica. In quell'incredulità un po' stranita c'è tutta la sgomenta dolcezza con cui Moretti si sofferma sul Cile del '73 per parlare, in realtà, dell'accoglienza che gli italiani riservarono ai cileni che arrivarono nel nostro paese. Poi si riattiva un ciclo: l'odio contro i politici porta gli odiatori al governo che, appena insediatisi, prendono di mira la stampa e i giudici, quando condannano uno dei loro. Il regista italiano mostra anche come negli anni questi uomini e donne abbiano saputo integrarsi perfettamente e di come gli italiani furono solidali con loro. Oggi viaggio per l'Italia e che somiglia sempre di più al Cile, alle cose peggiori del Cile.

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