Giovedi, 13 Dicembre, 2018

La musica reggae diventa patrimonio dell’Unesco

Bob Marley durante il concerto a Milano nel 1980 Bob Marley durante il concerto a Milano nel 1980
Deangelis Cassiopea | 01 Dicembre, 2018, 12:14

Il reggae, la musica del rastafarianesimo che ha fatto ballare il mondo con le hit di Bob Marley, e' stato iscritto oggi nella lista del Patrimonio culturale dell'umanita'.

Mettendo, quindi, da parte suoni morbidi e ritmati e dreadlocks, che sono l'essenza stessa del reggae, l'Unesco riconosce, forse per la prima volta, il valore sociale di un intero movimento musicale.

Non poteva essere più giusta la motivazione che ha sottolineato la forza del reggae nel sollecitare "la presa di coscienza della comunità internazionale sulle questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità".

Nonostante sia nato in una povera isola dei Caraibi, il reggae ha conquistato il mondo perché è il prodotto di un'originale sintesi di varie culture, quella africana degli schiavi portati dagli europei, quella caraibica, di Trinidad come il Calypso e di Cuba come la Rumba, quella nero americana, come il Soul, portata dalle radio, quella locale del Mento e dello Ska.

Ma a svolgere un ruolo decisivo sono stati i dj che hanno creato il "toasting", cioè l'abitudine di parlare su un ritmo percussivo. "Mentre nel suo stato embrionale il reggae era la voce degli emarginati - spiega l'organizzazione -, la musica ora è suonata e amata da un'ampia e trasversale porzione di società, inclusi vari gruppi etnici e religiosi". "Le funzioni sociali di base della musica Reggae - come veicolo di dibattito sociale, come pratica catartica, e come mezzo per lodare Dio - non sono cambiate, e il Reggae continua a svolgere il ruolo di voce per tutti".

Il reggae è un genere che urla.

Il reggae entra nel patrimonio mondiale dell'umanità.

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