Martedì, 17 Settembre, 2019

La Corte europea chiude il caso Berlusconi (proprio come voleva Silvio)

Silvio Berlusconi Silvio Berlusconi
Evangelisti Maggiorino | 30 Novembre, 2018, 19:39

In virtù della legge Severino Berlusconi non si è potuto presentare alle elezioni del 4 marzo scorso, mentre ormai lo potrà fare a quelle europee.

Data la sua riabilitazione da parte del Tribunale di Milano, aveva argomentato Silvio Berlusconi, una sentenza della Corte di Strasburgo sul suo ricorso non avrebbe avuto alcun effetto, dal momento che ora può di nuovo candidarsi alle elezioni e in ogni caso non è più possibile rimediare alla sua decadenza da senatore e all'incandidabilità. L'ex presidente del Consiglio, gia' riabilitato in Italia e candidabile, aveva presentato una rinuncia al ricorso a luglio.

"Una condanna dell'Italia avrebbe altresì comportato ulteriori tensioni nella già più che complessa vita del paese, circostanza che il Presidente Berlusconi ha inteso assolutamente evitare" hanno spiegato i legali di Silvio Berlusconi, Franco Coppi, Bruno Nascimbene, Andrea Saccucci e Niccolò Ghedini.

Come chiesto dallo stesso presidente di Forza Italia, la Corte europea dei diritti umani ha deciso di chiudere il suo ricorso contro il modo in cui gli è stata applicata la legge Severino, senza una sentenza.

I legali di Berlusconi sono convinti che se la Corte si fosse pronunciata, la decisione sarebbe stata a lui favorevole: "Il Presidente Berlusconi a seguito di una ingiusta sentenza di condanna era stato privato, con indebita applicazione retroattiva dalla cosiddetta legge Severino, dei suoi diritti politici con conseguente decadenza dal Senato". Così oggi comunicano i giudici della Grande Chambre della Corte europea per i diritti umani. C'è chi, però, considera il ritiro del provvedimento controproducente, una sorta di resa, anzi; la prova che Berlusconi tema un serio danno di immagine qualora Strasburgo gli desse torto.

Ai sensi dell'articolo 13 della Convenzione (diritto a un rimedio effettivo), poi, il ricorrente aveva lamentato la mancanza di un rimedio accessibile ed efficace nell'ordinamento italiano attraverso il quale contestare la compatibilità del decreto legislativo in questione con la Convenzione e contestare la decisione del Senato del 27 novembre 2013, che ne aveva provocato la decadenza da senatore.

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