Giovedi, 13 Dicembre, 2018

Pozzallo, sbarcati 264 migranti: a bordo 43 donne e 37 bambini

Sbarcati a Pozzallo 236 migranti nonostante Salvini avesse detto che i porti sarebbero rimasti chiusi Migranti, Salvini contro Malta: «Ha abbandonato un gommone con 200 persone a bordo»
Evangelisti Maggiorino | 27 Novembre, 2018, 10:08

Sono state completate nella notte tra sabato 24 e domenica 25 novembre le operazioni di sbarco degli oltre 200 migranti soccorsi in mare e giunti nel porto di Pozzallo, in Sicilia.

Ieri sera era stata autorizzata a scendere solo una parte dei passeggeri, donne e bambini. Il barcone è stato trainato fino al porto da un peschereccio. A bordo c'erano 12 bambini e almeno 50 donne. I due giovani sono stati posti a disposizione del P.M. di turno della Procura di Ragusa per i successivi provvedimenti, al momento si trovano agli arresti domiciliari.

Arriva, invece, da Alarm Phone - il supporto telefonico dedicato ai migranti che tentano la disperata traversata - l'appello all'Europa perché soccorra un'altra nave, questa volta al largo delle coste del Marocco, con 70 persone a bordo, già da giovedì.

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha accusato Malta di non aver soccorso l'imbarcazione che era stata avvistata in zona Sar maltese e ha parlato di un atteggiamento "vergognoso" da parte di La Valletta.

"La sfida immigrazione è a lungo termine e richiede una risposta strategica, strutturata", spiega il premier Giuseppe Conte aggiungendo che "ridurre gli sbarchi significa contribuire a scardinare la rete di trafficanti di essere umani, significa soprattutto ridurre il numero di vittime in mare".

Ecco il tweet di UNCHR Italia, con i dati che sono stati poi rettificati. I migranti sono ora ospitati presso l'hotspot di Pozzallo per essere visitati e identificati.

Da un paio di giorni nel Mediterraneo centrale sono tornate le mavi delle Ong: la Open Arms, la Sea Watch3 e la Mare Ionio del progetto Mediterranea hanno unito le loro forze e le strategie delle rispettive Ong e associazioni per controllare quel tratto di mare che, ripetono da mesi Unhcr e Oim, è ormai "il più pericoloso e mortale del mondo". "Quali sono le loro condizioni di salute?", le richieste delle ong impegnate in mare.

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