Giovedi, 13 Dicembre, 2018

Batterio ospedaliero killer: altri due decessi dopo i due casi in Veneto

Veneto, batterio killer in sala operatoria: inchiesta sulla morte di sei pazienti Batterio killer all'ospedale, decessi in Emilia-Romagna e Veneto
Machelli Zaccheo | 23 Novembre, 2018, 16:10

"Si tratta di eventi molto rari - aggiunge - che fanno pensare che tutto sia legato a un lotto particolare di macchinari prodotti dalla stessa azienda". Era stato lo stesso medico - operato nel gennaio 2016 - a raccogliere elementi sulla sua infezione, annidato in un macchinario per la circolazione extracorporea.

"Il legame macchina-batterio è l'acqua, che serve infatti per raffreddare l'apparecchiatura: è da qui che può liberarsi un aerosol con il microrganismo" si legge nella nota ufficiale diffusa dalla Regione Emilia Romagna. È quello che cercheranno di dimostrare gli inquirenti e i tecnici specializzati che in giornata hanno effettuato ispezioni in tutte le cardiochirurgie del Veneto, su ordine della Regione governata da Luca Zaia.

Anche se le infezioni da questo micobatterio sono abbastanza rare (un paziente su 10.000), gli scienziati avevano già avvertito di non abbassare la guardia. In Emilia i casi sono occorsi al Salus Hospital di Reggio Emilia, dove sono morti due pazienti e altri duesono sotto accurata indagine. Le morti sospette causate dal batterio sarebbero a tutt'oggi sei tra Vicenza, Padova e Treviso, per un totale di 18 persone infettate. Il macchinario in questione è il LivaNova Stockert 3T prodotto dalla LivaNova Deutschland GmbH. Ora però si scopre che le vittime del batterio killer in Veneto, certificate dall'autopsia e dagli esami microbiologici specifici per microbatteri, sono sei, compreso il medico: quattro a Vicenza, uno a Padova e uno a Treviso. Il ministero della Salute ha ricordato inoltre che "la prevenzione e il controllo delle infezioni correlate all'assistenza sono una delle linee operative e priorità del Piano Nazionale di contrasto dell'antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020, su cui sta lavorando uno specifico Gruppo tecnico coordinato dalla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero e che coinvolge esperti e rappresentanti istituzionali".

Due decessi sono stati confermati a seguito di altre segnalazioni sospette e centinaia di cartelle mediche da rivedere. Gli elementi a disposizione, precisa il Ministero, "sono ancora insufficienti per parlare di epidemia o di focolai o per escludere una di queste evenienze". I segni e i sintomi sono affaticamento, febbre e perdita di peso.

Purtroppo non esiste un percorso di terapia standard, si utilizzano diversi antibiotici, talvolta assunti in contemporanea per lunghi periodi di tempo ( il micobatterio chimera, infatti, risulta essere resistente ai trattamenti antibiotici), la prognosi è strettamente legata alla capacità dell'organismo di reagire, il tasso di mortalità è di circa il 50%.

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